Egitto – Gaza: la crisi della Fratellanza Musulmana pesa su Hamas

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Fa una certa impressione leggere un editoriale di Nassar Ibrahim nel quale  il giornalista palestinese, tra i più quotati e ascoltati, critica ferocemente la Fratellanza Musulmana e Hamas per il loro approccio religioso privo di una qualsiasi linea politica che non sia ricollegabile alla religione e al soddisfacimento dei loro bisogni primari invece che a quelli della gente. Fa impressione perché rende l’idea che finalmente anche nella società araba qualcosa stia cambiando.

E’ indiscutibile che la caduta della Fratellanza Musulmana in Egitto sia stata per Hamas una terribile batosta. Dopo che per anni il gruppo terrorista palestinese aveva sostenuto Assad (aveva anche l’ufficio politico a Damasco) aveva deciso di invertire la rotta e quindi di seguire la linea dettata dalla Fratellanza Musulmana e dal Qatar contraria al regime di Damasco e all’Iran. In poche settimane aveva quindi trasferito il suo ufficio politico dalla Siria al Qatar e si era schierato al fianco dei ribelli siriani. Ora quella scelta si rivolta proprio contro Hamas che si è trovato improvvisamente isolato, senza più i fondi e le armi iraniane, senza l’appoggio della Fratellanza Musulmana e anche senza i promessi fondi del Qatar, garanti dallo vecchio sceicco Hamad bin Jassim bin Jabr al-Thani, ma negati dal suo erede, il figlio Tamin bin Hamad al-Thani. In Egitto vedono Hamas come un nemico e hanno letteralmente isolato la Striscia di Gaza.

Ma anche a livello interno non mancano i problemi per Hamas. Al gruppo terroristico vengono imputati gli stessi errori commessi dalla Fratellanza Musulmana in Egitto, cioè di pensare sostanzialmente ai loro bisogni e all’ideologia religiosa invece che pensare ai bisogni del popolo. Per questo nella Striscia di Gaza è nato un “movimento Tamarrod” come quello che ha spodestato la Fratellanza Musulmana in Egitto. E poi c’è la Jihad Islamica che acquisisce sempre più potere attirando a se i fondamentalisti come il miele attira le api. Negli ultimi mesi la Jihad Islamica ha ricevuto consistenti aiuti finanziari dall’Iran oltre ad armi in gran quantità.

Nassar Ibrahim nel suo lungo editoriale si chiede se Hamas potrà sopravvivere alla caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto e arriva alla conclusione che se il gruppo terrorista non cambierà radicalmente la sua visione difficilmente potrà durare ancora a lungo.

Si ha la netta impressione che tra l’opinione pubblica araba si stia timidamente facendo avanti la consapevolezza che la politica di Hamas e di Fatah, tutta volta in configurazione anti-israeliana e a soddisfare solo i propri bisogni (non si contano più i casi di corruzione), non sia la strada giusta per risolvere l’annosa questione palestinese. Sono segnali ancora timidi, ma sono segnali importanti.

Di certo il crollo della Fratellanza Musulmana in Egitto ha avuto su Hamas l’effetto di un tornado, indebolendo in maniera significativa il movimento terrorista palestinese. Ora il dilemma è uno solo: riusciranno i palestinesi a disfarsi di Hamas senza cadere nella tentazione della Jihad islamica?

Amina A.

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