Egitto: la cultura del martire

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Golda Meir diceva: «la pace arriverà quando gli arabi ameranno più i loro bambini di quanto odino noi».  Oggi , a questa grande verità si potrebbe aggiungere «la pace arriverà quando gli arabi ameranno più i loro bambini di quanto amino  la cultura del martire».

Quello a cui stiamo assistendo in questi gironi in Egitto è la perfetta rappresentazione della cultura del martire, quella assurda mentalità politica islamica che per sopravvivere ha continuamente bisogno di sangue innocente, di martiri.

E’ una politica che abbiamo visto applicata molte volte nel mondo islamico, che si può vedere da anni applicata a Gaza dove i terroristi di Hamas si fanno scudo di civili e nascondono le loro armi negli ospedali o tra le case brulicanti di civili, ben sapendo che per colpire loro verranno colpiti anche innocenti. E’ una politica spesso portata all’estremo proprio per provocare quella reazione che poi porterà all’uccisione di civili innocenti.

Parliamoci chiaro, la strage in Egitto è una delle stragi più annunciate della storia, una strage cercata e fortemente voluta dalla Fratellanza Musulmana che ha fatto di tutto per coinvolgere donne e bambini, semplici cittadini e pendolari della protesta. Da giorni i media l’annunciavano ed erano li pronti a riprenderla. Una strage a favore di telecamere dove i martiri diventano i protagonisti assoluti di questa assurda propaganda del sangue.

Sarah F.

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