Egitto: Mohamed Morsi non cede. Analisi degli ultimi fatti

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Anti-Mursi protesters chant slogans at a main square during a massive protest for the second day in Alexandria

Mohamed Morsi è isolato. Milioni di persone chiedono le sue dimissioni, l’esercito gli si rivolta contro e gli da un ultimatum, cinque ministri del suo Governo si dimettono e sembra che altri ne seguiranno nelle prossime ore. Nonostante tutto questo il rais egiziano tiene duro e rifiuta di dimettersi rifiutando anche l’ultimatum inviatogli dall’esercito.

Nella notte, secondo fonti di stampa egiziana, ci sarebbe stata anche una telefonata tra il Presidente americano, Barack Obama, e lo stesso Mohamed Morsi e anche se non se ne conoscono i contenuti è presumibile che Obama gli abbia chiesto di non esasperare i toni e di ascoltare le richieste della popolazione.

Tuttavia sembra che i Fratelli Musulmani, movimento di cui Mohamed Morsi fa parte, non intendano in alcun modo rinunciare al potere. Secondo Essam El-Erian, vicepresidente del Freedom and Justice Party (FJP), il partito politico che fa capo proprio alla Fratellanza Musulmana di cui Mohamed Morsi è Presidente, «solo le urne possono legittimare il potere in Egitto e le urne hanno detto che il potere in Egitto si chiama Mohamed Morsi». El-Erian non riconosce il movimento popolare spontaneo dei Tamarrod come una reale forza di opposizione perché secondo lui «non ha alcun simbolo, non ha avuto alcun voto e non ha alcuna rappresentanza in Parlamento». Insomma, si tratterebbe solo di provocatori senza alcuna legittimità. Essam El-Erian, attraverso i vari siti web che fanno capo alla Fratellanza Musulmana, ha chiesto che i sostenitori del FJP scendano in piazza a milioni per difendere il Presidente Mohamed Morsi.  All’appello hanno aderito subito i salafiti del Al-Nour Party avvertendo che non avrebbero permesso che l’Egitto torni ad essere un regime militare vedendo nell’ultimatum lanciato proprio dai militari a Mohamed Morsi un “messaggio ambiguo e pericoloso”.

Dal canto loro i Tamarrod esprimono il loro apprezzamento in merito all’ultimatum dell’esercito al Governo. Secondo Mahmoud Badr, portavoce del Movimento dei Tamarrod, «l’esercito ha incarnato le legittime pretese del popolo egiziano nel chiedere elezioni presidenziali anticipate».

In questo contesto si inserisce un episodio avvenuto ieri di cui i media non hanno parlato. La polizia egiziana ha arrestato 15 guardie di sicurezza armate che stavano scortando Khairat El-Shater, anziano leader dei Fratelli Musulmani. L’arresto è avvenuto dopo uno scontro a fuoco seguito alla richiesta rivolta dalla polizia alla scorta di Khairat El-Shater di deporre le armi, richiesta rispedita al mittente dalle guardie armate. In una drammatica telefonata ad Al-Jazeera un membro della famiglia di Khairat El-Shater ha detto che la loro casa era sotto attacco da parte della polizia. Al momento in cui scriviamo non si hanno notizie in merito alle motivazioni che hanno spinto la polizia a un atto del genere visto che Khairat El-Shater è senza dubbio la persona più importante all’interno della Fratellanza Musulmana, ma considerando che l’episodio è successivo all’ultimatum lanciato dall’esercito a Mohamed Morsi è presumibile che i due fatti siano collegati tra loro.

Sarah F.

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