Egitto: se il nemico diventa Hamas

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Ieri abbiamo riferito del possibile inizio di una operazione su vasta scala dell’esercito egiziano nel Sinai e nella Striscia di Gaza. Nel tentativo di cercare conferme a quella che sarebbe una notizia clamorosa, abbiamo dato il via a uno scambio di informazioni con alcuni blogger e giornalisti egiziani i quali più o meno concordano tutti su alcuni punti che nello specifico sono:

A – Lo scorso 17 luglio l’esercito egiziano ha intercettato un carico di 19 razzi Grad diretti ad Alessandria. I missili provenivano dalla Striscia di Gaza e quindi da Hamas ed erano destinati a supportare la resistenza armata dei sostenitori della Fratellanza Musulmana. Questo fatto ha provocato prima un ulteriore irrigidimento delle misure di controllo sui tunnel che collegano Gaza all’Egitto con il blocco praticamente totale di tutti i tunnel (di cui tre fatti saltare dai militari egiziani proprio ieri mattina), poi la chiusura totale del valico di Rafah anche alle merci “umanitarie” (fino a ieri il valico era aperto per due ore al giorno) e infine il trasferimento lungo il confine con Gaza della terza armata egiziana che dispone di corazzati e di truppe d’elite addestrate negli Stati Uniti. Testimoni oculari hanno riferito di decine di mezzi blindati posizionati a ridosso del confine con Gaza.

B – Una divisione di carri armati e blindati leggeri appoggiato da 4 elicotteri Apache è entrata con il permesso israeliano nella penisola del Sinai. Obbiettivo dell’eventuale operazione militare è eliminare i gruppi terroristi presenti nel Sinai che anche ieri hanno fatto vittime tra i civili. Oltre a questo l’esercito egiziano vuole interrompere il flusso di armi verso la Striscia di Gaza. Giovedì i militari egiziani hanno intercettato un carico di armi dirette ad Hamas che proveniva presumibilmente dal Qatar.

C – A differenza di quanto affermano i media pro-Morsi, tra i quali Al Jazeera, la stragrande maggioranza degli egiziani è dalla parte dell’esercito e contro la Fratellanza Musulmana. L’unico Stato arabo che ancora non ha riconosciuto il colpo di stato popolare è il Qatar che, anzi, si sta impegnando al massimo per rifornire di armi Hamas. Proprio sul gruppo terrorista palestinese si stanno concentrando i sensori dell’intelligence egiziana. Il timore più che fondato è che Hamas possa correre in aiuto dei Fratelli Musulmani infiltrandosi  nelle proteste per destabilizzare il Paese e compire attentati. Questo timore ha portato i militari egiziani a prendere in seria considerazione la possibilità di una azione militare contro Hamas. E tutto lascia pensare a qualcosa di imminente anche se non ben chiaro di quale portata.

Infine una piccola considerazione su presunti gruppi pacifisti e/o umanitari che cercano di entrare a Gaza dall’Egitto (tra i quali anche alcuni italiani). Al momento sono tutti bloccati in Egitto e non sembra che l’esercito egiziano sia intenzionato a farli entrare nella Striscia di Gaza. Il ministro degli Esteri egiziano, Nabil Fahmi, ha diffuso una nota nella quale si sconsiglia alle organizzazioni umanitarie o presunte tali di tentare di recarsi a Gaza perché verrebbero respinte. Nella nota si consiglia di passare da Israele dietro preventivo accordo con le autorità israeliane. Lo stesso Nabil Fahmi ieri ha parlato per telefono con il Segretario di Stato americano, John Kerry, della attuale situazione e lo ha messo al corrente delle prossime mosse dell’esercito egiziano. Non è dato sapere cosa si sono detti (il Ministero degli esteri egiziano ha diffuso solo una nota laconica) ma secondo voci anonime tutti e due sarebbero d’accordo sul fatto che Hamas rappresenta un pericolo anche per l’Egitto e che è un problema che dovrà essere risolto. Ieri circolavano diverse voci fantasiose su come risolvere definitivamente il problema Hamas, ma al momento sembrano piuttosto inverosimili per cui ne renderemo conto solo quando avremo trovato riscontro.

Sarah F.

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