Elezioni Iran: il futuro molto peggio del presente

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Iran, Teheran: alla fine com’era prevedibile è passata la linea degli Ayatollah. Alle prossime elezioni non potranno concorrere né l’ex Presidente, Akbar Hashemi Rafsanjani, giudicato “troppo riformatore”, né il delfino di Ahmadinejad, Esfandiar Rahim Mashaei. Lo ha fatto sapere ieri il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione che su 686 candidati ha approvato solo 8 nomi escludendo appunto dalle elezioni presidenziali Rafsanjani e Mashaei.

Intendiamoci, in Iran non ci sono “veri riformatori” ma solo “leader meno disumani degli Ayatollah”, diciamo più aperti al cambiamento rispetto ai radicali religiosi che fanno capo al Grande Ayatollah Ali Khamenei. Quindi l’esclusione di Rafsanjani non priva i riformisti (quelli veri) di qualcosa che non hanno mai avuto. Tuttavia conferma i timori della comunità internazionale di un potenziamento dei fondamentalisti il che non è una buona notizia.

Anche l’eliminazione di Esfandiar Rahim Mashaei conferma che gli Ayatollah vogliono dare all’Iran una svolta fondamentalista. Mashaei non è certo un riformista, anzi, rappresentando la visione politica di Ahmadinejad è sotto certi aspetti più estremista degli stesi Ayatollah, tuttavia la sua esclusione dalle elezioni presidenziali è un chiaro segnale che Khamenei non è più disposto a dividere il potere con nessuno e che intende trasformare la figura del Presidente in qualcosa che sia solo “di facciata”, un semplice portavoce degli Ayatollah. Da mesi in Iran è in corso uno scontro politico tra Ahmadinejad e Khamenei nel quale l’attuale Presidente ha cercato in tutti i modi di sottrarre potere agli Ayatollah a favore di un maggiore potere del Presidente. E’ chiaro chi ha tra i due ha vinto.

Non ci si faccia però ingannare dalla descrizione di una lotta politica che in un Paese democratico sarebbe nella norma. In Iran a confrontarsi sono due linee entrambe estremamente sanguinarie dove la differenza non la fanno le idee politiche ma gli equilibri di potere interni all’Iran, equilibri dove gli affari hanno un peso. Per il resto la linea sanguinaria e violenta è la stessa. Anzi, con il potenziamento del fondamentalismo islamico rappresentato dagli Ayatollah la “linea sanguinaria” non può che potenziarsi. Basta dare una occhiata alla lista degli otto candidati che sono:

  • Gholam-Ali Haddad-Adel (ex deputato e presidente del parlamento)
  • Saeed Jalili (segretario del Supremo Comitato per la Sicurezza Nazionale)
  • Mohsen Rezaei (segretario del Consiglio per il Discernimento)
  • Hassan Rohani (ex-segretario del Consiglio Superiore della Sicurezza Nazionale)
  •  Mohammad-Reza Aref (ex-ministro di Khatami)
  •  Mohammad-Baqer Qalibaf (attuale sindaco di Teheran)
  •  Mohammad Gharazi (ministro delle telecomunicazioni)
  • Ali-Akbar Velayati (ex ministro degli Esteri)

Se quindi la comunità internazionale aspettava di vedere se con il nuovo Presidente iraniano si potesse i qualche modo trattare per evitare anche una guerra, si può mettere il cuore in pace. Il futuro sarà peggio del presente ed essere peggio di un presente con Ahmadinejad è tutto un dire.

Noemi Cabitza

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