Elezioni Israele: cosa cambia per i palestinesi?

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Ieri sera la Casa Bianca, che non si è congratulata con Benjamin Netanyahu per la vittoria, ha fatto sapere attraverso il suo portavoce, Josh Earnest, di essere “fortemente preoccupata per le dichiarazioni rilasciate da Netanyahu prima delle elezioni”. Nelle specifico Josh Earnest ha detto che «l’Amministrazione americana non accetterà una inversione di marcia sul concetto dei due Stati per due popoli».

Ma cosa ha detto Netanyahu prima delle elezioni per preoccupare così tanto la Casa Bianca? Nel suo discorso si chiusura prima del voto il Premier israeliano ha detto che non avrebbe accettato la nascita di uno Stato palestinese se prima i palestinesi non avessero riconosciuto Israele come Stato ebraico. I giornali di sinistra hanno subito scritto a titoli cubitali che “Netanyahu aveva promesso di non riconoscere la Palestina se fosse stato eletto” dimenticando deliberatamente di aggiungere il resto, cioè quella precondizione che nessuno dovrebbe mettere in dubbio, il riconoscimento di Israele come Stato ebraico.

Evidentemente alla Casa Bianca non sono d’accordo con questa formula e vorrebbero da parte di Israele una accettazione incondizionata delle pretese palestinesi senza che questi ultimi riconoscano Israele come Stato Ebraico. Se così non fosse non si direbbero “fortemente preoccupati” ma sosterrebbero la giusta richiesta di Netanyahu.

Adesso quindi per i palestinesi si apre un periodo nel quale dovranno finalmente decidere se vogliono veramente un loro Stato, cosa di cui dubitiamo molto, oppure se vogliono continuare a fare i parassiti della comunità internazionale e continuare a fare la questua per rimpinguare i conti esteri di Abu Mazen e della dirigenza della OLP.

Se a Ramallah ci fosse una dirigenza degna di questo nome non esiterebbero un attimo a riconoscere Israele come Stato Ebraico in cambio di uno Stato Palestinese. Se a Washington ci fosse un Presidente degno di questo nome non si direbbero “preoccupati” ma entusiasti e si darebbero subito da fare per accordarsi nei termini posti da Netanyahu. Ma la dura realtà dei fatti è che né a Ramallah né a Washington ci sono uomini degni di questo appellativo, ma due pupi (come direbbe mio nonno siciliano) che puntano solo ai propri tornaconti personali, il primo (Abu Mazen) che non vuole rinunciare ai milioni di dollari della comunità internazionale e che per questo non intende minimamente costruire uno Stato palestinese, il secondo (Barack Hussein Obama) accecato dall’odio verso Netanyahu che farà qualsiasi cosa per mettere in difficoltà Israele.

E i palestinesi? Beh, i palestinesi sono quelli che ci rimetteranno più di tutti, come sempre, si troveranno tra chi giustamente pretende di essere riconosciuto e chi per meri interessi personali non intende farlo. Continueranno a sopravvivere di carità, a non avere un proprio Stato (che potevano avere da molti anni) e a non vedere un futuro per i propri figli. E di tutto questo potranno ringraziare Abu Mazen e Obama, i due pupi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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