Elezioni USA: dibattito deludente che boccia sia Obama che Romney

Elezioni USA – Terzo e ultimo dibattito televisivo tra il Presidente Barack Obama e lo sfidante Mitt Romney, un dibattito dedicato alla politica estera. Non starò a dire chi ha vinto o chi ha perso, lo lascio fare agli “esperti”. A me interessa analizzare quello che è stato detto dai due contendenti in merito al Medio Oriente.

Ambedue hanno detto che se l’Iran dovesse attaccare Israele gli USA interverrebbero militarmente per difendere lo Stato Ebraico. Tuttavia nessuno dei due ha dato una risposta alla domanda che prevedeva uno scenario contrario, se cioè a un certo punto avessero ricevuto una telefonata che li avvisava che i bombardieri israeliani erano in volo verso l’Iran. Romney, che dei due è certamente il più interventista, ha detto che non era il momento di parlare di “cose ipotetiche”. Obama si è tenuto sul vago e non ha risposto.

A proposito di Obama e della “linea rossa” da imporre al programma nucleare iraniano, il Presidente ha ribadito che “non è necessario imporre una linea rossa all’Iran” mentre invece ha detto che “l’unica linea rossa che bisogna imporre è all’Egitto e quella linea rossa è il trattato di pace con Israele”. Non so voi, ma io quella frase la interpreto quasi come una ammissione di colpa o, quantomeno, come una ammissione di fallimento da parte della politica obamiana pro-primavere arabe. In sostanza Obama ammette che c’è il rischio concreto che l’Egitto non rispetti il trattato di pace con Israele e che questo lo preoccupa di più che l’Iran e il suo programma nucleare. Peccato che Romney non abbia saputo cogliere questa occasione.

Romney dal canto suo continua a ritenere l’Iran la minaccia più grande e ha ribadito più volte che Teheran è “quattro anni più vicina alla bomba atomica” di quando non lo fosse quando Obama è diventato Presidente. Tuttavia, come detto, è rimasto evasivo su un possibile attacco israeliano alle strutture nucleari iraniane. Nessun accenno all’accordo segreto tra Obama e Khamenei svelato da Secondo Protocollo prima e dal New York Times poi.

Nessuna polemica invece sui fatti libici che hanno portato al linciaggio dell’ambasciatore americano Chris Stevens e sul quale ogni giorno emergono nuove colpe e omissioni da parte dell’amministrazione Obama come spiegava proprio ieri su Secondo Protocollo il bravo Michael Sfaradi.

Si è parlato poco anche di Siria e di Giordania che sembra essere il prossimo obbiettivo dei salafiti a giudicare dalle ultime notizie che arrivano dal Regno Hashemita (qui un link e qui un altro di oggi che possono aiutare a capire).

Insomma, un confronto molto deludente che ha mostrato un certo avvicinamento tra la politica di Obama e quella di Romney, almeno per quanto riguarda il Medio Oriente. E alla fine Israele rimane nel dubbio pur avendo avuto da ambedue la rassicurazione di essere il miglior alleato (amico) degli USA in Medio Oriente. Una piccola nota finale. Stranamente non si è parlato di Turchia e dell’evoluzione tutt’altro che democratica e laica che sta avendo quel Paese e nemmeno di Libano dove la situazione sembra precipitare di minuto in minuto. Forse che i due non erano preparati?

Adrian Niscemi

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