Erdogan, Al Sisi e il cosiddetto Islam Moderato in Italia

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Islam moderato ed Erdogan sono due parole che non andrebbero accostate l’una all’altra, è un po’ come accostare islam moderato a Fratellanza Musulmana. Eppure in queste ore che seguono il “golpetto” la Turchia di Erdogan viene presa dai musulmani come esempio di Islam moderato e come modello da esportare, possibilmente in occidente.

Basta guardare a bacheche come quella di Davide Piccardo (Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e fondatore dei Giovani Musulmani d’Italia) per rendersene conto. Intendiamoci, il fatto che un membro della Fratellanza Musulmana appoggi un altro membro della Fratellanza Musulmana non è certo qualcosa di cui stupirsi, quello che invece stupisce è constatare come questa gente accosti la Turchia di Erdogan al cosiddetto Islam moderato e ne faccia un esempio, un cavallo di battaglia da esibire come modello. Il bello è che sono gli stessi che attaccano in tutti i modi l’Egitto di Al-Sisi, che hanno strumentalizzato in tutti i modi la vicenda di Regeni pur di danneggiare il Presidente egiziano e che sostengono gruppi terroristi come Hamas ed Hezbollah.

Mi vorrei soffermare proprio sulla differenza tra Egitto e Turchia, tra Al-Sisi ed Erdogan per stabilire quanto sia “moderato” l’Islam turco che tanti vorrebbero esportare in Europa. Al-Sisi combatte il terrorismo islamico con ogni mezzo tanto che ha messo fuorilegge la Fratellanza Musulmana (unitamente ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi arabi con l’esclusione del Qatar) che il Presidente egiziano considera un gruppo terrorista legato certamente ad Hamas ma con forti legami ideologici anche con Al Qaeda e ISIS. Al contrario Erdogan supporta apertamente Hamas e meno apertamente l’ISIS, non si è fatto scrupolo di fare affari con lo Stato Islamico e di permettere ai suoi combattenti di usare il territorio turco come base logistica. Al Sisi combatte l’ISIS nel Sinai e in Libia, ha chiuso la frontiera con Gaza per contrastare Hamas e si è coordinato con i vicini per garantire non solo la sicurezza ma anche una azione antiterrorismo costante e incisiva. Erdogan al contrario manda aiuti ad Hamas, ospita una sede dei terroristi palestinesi in Turchia e quando due giornalisti turchi hanno documentato il passaggio di armi dalla Turchia agli Jihadisti Erdogan li ha fatti arrestare con l’accusa di tradimento senza che in occidente nessuno dicesse niente, nemmeno una leggera alzata di ciglio.

Quindi cosa abbiamo? Da un lato un Paese musulmano, l’Egitto, che combatte il terrorismo islamico con ogni mezzo, dall’altro lato un altro Paese musulmano, la Turchia, che al contrario aiuta gli Jihadisti, ci fa affari e li arma. Però secondo gente come Piccardo (che rappresenta l’Islam in Italia) il moderato è Erdogan mentre Al Sisi è un tiranno che andrebbe eliminato. Se ne dovrebbe dedurre che per il cosiddetto Islam moderato chi combatte il terrorismo islamico sia il nemico mentre chi lo appoggia sia un amico. E’ vero, anche la Turchia è stata colpita dal terrorismo islamico, ma solo dopo che aveva cambiato (temiamo temporaneamente) la sua politica verso lo Stato Islamico. L’Egitto invece è in guerra perenne con i terroristi islamici, una guerra senza esclusione di colpi che solo un occidente cieco ed ipocrita non vede. Ma per i “musulmani moderati” di casa nostra Erdogan è l’esempio da seguire mentre Al Sisi il tiranno da abbattere con ogni mezzo. E se qualcuno, come Gramellini, prova a chiedere educatamente conto ai cosiddetti musulmani moderati del loro silenzio sugli attentati di matrice islamica e chiede unità contro l’Islam estremista, come risposta riceve solo arroganza e strafottenza.

Quindi secondo i cosiddetti musulmani moderati è l’Islam di Erdogan quello da considerarsi moderato e degno di essere esportato e non quello egiziano di Al Sisi. Fatevi due conti e tirate le somme.

Scritto da Lila C. Ashuryan

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