Erdogan, il naturale successore di Abu Bakr al-Baghdadi

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Di Abu Bakr al-Baghdadi se ne sono perse le tracce. C’è chi dice che sarebbe morto, chi lo descrive in fuga verso l’Africa, chi lo vuole nella Penisola del Sinai, fatto sta che da mesi non se ne sa nulla. Decaduto dal ruolo di califfo dello Stato Islamico, non potendo più contare sull’aiuto “strategico” della Turchia, non gli rimane che la fuga o la morte da “martire”.

Ma la sparizione di Abu Bakr al-Baghdadi non vuol dire che anche il suo ruolo sia andato perduto. Da sempre nel mondo islamico il ruolo di califfo (vicario, successore di Maometto) è uno dei più ambiti dai satrapi musulmani, come del resto il sogno di un Califfato Islamico è quello che più accende la fantasia dei credenti musulmani, quel sogno che proprio Abu Bakr al-Baghdadi aveva reso in qualche modo reale con Daesh.

I limiti dello Stato Islamico che la Turchia non ha

Il Califfato dello Stato Islamico creato da Abu Bakr al-Baghdadi era nato con un destino già segnato. Credere che la comunità internazionale avrebbe permesso che uno Stato nato dal nulla si potesse alimentare e crescere sottraendo con la forza territori ad altri Stati riconosciuti internazionalmente senza battere ciglio era puro eufemismo. Era chiaro che prima o poi gli altri Stati musulmani o la stessa comunità internazionale avrebbero fatto qualcosa contro questo vero e proprio mostro. E così è avvenuto, seppure per motivi diversi. Ma l’idea del Califfato non è affatto tramontata, anzi, proprio grazie ad Abu Bakr al-Baghdadi si è alimentata ed è diventata un piano politico e strategico.

Intendiamoci, l’idea di Califfato globale non è certo una novità. La Fratellanza Musulmana lo pone come suo principale obiettivo sin dalla sua nascita e, seppure con parole diverse, anche la parte sciita dell’islam ne predica la nascita (la chiamano “rivoluzione islamica globale” predicata per esempio dagli Ayatollah iraniani). Serviva solo qualcuno che ricordasse al mondo musulmano gli obiettivi dati dal Profeta. E in questo Abu Bakr al-Baghdadi è stato utilissimo.

Ma, come detto, l’idea di al-Baghdadi era partita già monca a causa della mancanza di un qualsiasi riconoscimento internazionale e di una struttura credibile che avrebbe dovuto creare le fondamenta di questo futuro mostro che sarebbe stato il Califfato dello Stato Islamico. Insomma, per il mondo musulmano l’idea era buona (diversi sondaggi lo confermano), i metodi accettabili, ma mancavano le fondamenta.

Ed è a questo punto che entra in gioco la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, la nuova Turchia, quella del dopo golpe, non quella laica creata da Ataturk ma quella nostalgica dell’impero ottomano plasmata a sua immagine e somiglianza da Erdogan.

Tutto si può dire di Erdogan meno che sia uno stupido. Il dittatore turco ha capito che il mondo musulmano ammirava l’idea di un califfato, l’idea di uno Stato Islamico fondato sulle volontà del Profeta. Ha sfruttato questa idea e dopo aver aiutato in ogni modo Daesh lo ha abbandonato al suo destino, non perché ha capito che era sbagliato ma per prenderne il posto, anche nel cuore del mondo musulmano.

La Turchia sta diventando l’evoluzione di Daesh. Erdogan ha tutto quello che mancava ad Abu Bakr al-Baghdadi. Ha uno stato riconosciuto internazionalmente con tutta la sua potente struttura, ha un esercito, una aviazione, una marina, rapporti internazionali. Ma soprattutto Erdogan ha l’ambizione di proporsi come guida del mondo islamico sunnita (e non solo), come Califfo di quel grande Califfato globale sognato dalla Fratellanza Musulmana di cui proprio Erdogan è diventato il maggior rappresentante.

E si muove in questo contesto. L’operazione di Afrin, in Siria, ne è la prova lampante. I suoi piani (sebbene solo sulla carta) di distruggere Israele per togliere di mezzo un ostacolo ne sono la prova. Ogni sua azione, compresa quella davanti alle coste di Cipro che ha coinvolto anche una arrendevole Italia, ne sono la prova.

Non so se sentiremo ancora parlare di Abu Bakr al-Baghdadi, di sicuro so che sentiremo ancora parlare molto di Recep Tayyip Erdogan, più di un semplice successore dell’ex califfo, una sua pericolosissima evoluzione.

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