Esclusivo: Kenya, ecco le menti europee dell’attacco al Westgate Mall

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Mano a mano che passano i giorni emergono sempre più notizie sulla composizione del gruppo di terroristi che hanno attaccato il Westgate Shopping Mall di Nairobi, in Kenya, su come hanno fatto a introdurre armi ed esplosivi e soprattutto chi siano le menti dell’orribile attacco.

E partiamo proprio dalla mente che ha pianificato l’attentato, una pianificazione che come vedremo è andata avanti per oltre un anno. Secondo le intelligence keniana e americana la mente sarebbe Abu Sandheere, già braccio destro del leader degli al-Shaabab somali, Fazul Abdullah, ucciso mesi fa dalle forze governative somale durante uno scontro nel porto di Mogadiscio. Secondo informazioni concordanti Abu Sandheere avrebbe preso il posto di Fazul alla guida degli al-Shaabab ma questo non gli avrebbe impedito di coordinare direttamente l’attentato trasferendosi in Kenya. Abu Sandheere avrebbe quindi pianificato tutto direttamente e sarebbe rientrato in Somalia solo dopo l’inizio dell’attacco e dopo aver addirittura accompagnato i terroristi al Westgate Mall. La tempestività della fuga gli ha permesso di eludere le immediate misure messe in atto dalle autorità keniane per blindare la frontiera con la Somalia. Abu Sandheere è un europeo figlio di una famiglia Masai. Entrato in Europa come profugo ha studiato in Italia e Francia prima di finire gli studi presso l’Università di Al Azhar al Cairo, in Egitto. Nel 1998 arrivò in Somalia proprio insieme a Fazul Abdullah dopo che insieme avevano pianificato e messo in atto gli attacchi all’ambasciata americana di Nairobi.

La squadra che ha agito con incredibile efferatezza all’interno del Westgate Mall era invece guidata da Salaad Hassan e Abubakar Khadar Abdi, che si presume siano cresciuti in Europa dopo essere arrivati nel vecchio continente come profughi. I due sarebbero poi rientrati in Somalia e per entrare in Kenya avrebbero usato lo stesso trucchetto del profugo. Registrati presso il campo profughi di Hagadera, sarebbero poi stati presi in carico da un certo signor Ahmed Bishar, poi risultato a capo di una rete di intelligence degli Al-Shaabab che opera da anni in Kenya e che coordina i finti profughi somali da mandare in altri Paesi africani e verso l’Europa. A coordinare le varie fasi precedenti all’attacco è stata invece  Samantha Lewthwaite, la cosiddetta “vedova bianca”, 28enne inglese convertita all’Islam, vedova di Jermaine Lindsay,uno degli attentatori che il 7 luglio 2005 colpirono il sistema di trasporti di Londra uccidendo 55 persone.

La tecnica

L’attacco al Westgate Mall di Nairobi era stato pianificato nei minimi dettagli da oltre un anno. I terroristi per far entrare con calma armi ed esplosivi all’interno del centro commerciale avevano comprato un negozio con soldi provenienti direttamente da Al Qaeda. Per mesi hanno introdotto armi, munizioni ed esplosivi, per questo hanno potuto resistere così tanti giorni.

La riflessione sui rifugiati

I fatti di Nairobi invitano ad aprire una seria riflessione sul controllo dei rifugiati o presunti tali. E’ ormai palese che il terrorismo internazionale approfitta del gran numero di profughi che in questo momento stanno cercando rifugio in Europa e in altri continenti per introdurre con una certa tranquillità cellule terroristiche pronte ad agire. La confusione che regna sovrana nella gestione dei flussi migratori e in particolare nelle regole di accoglienza di chi si dichiara rifugiato, fanno il resto. Sarebbe utile per questo controllare minuziosamente la provenienza dei cosiddetti “rifugiati” e soprattutto predisporre un accurato sistema di controllo per l’accertamento reale della loro identità a partire dal rifiuto di accogliere chi è privo di qualsiasi documento di riconoscimento.

Claudia Colombo

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