A volte ho l’impressione che in Europa non vedano affatto quello che avviene in Medio Oriente, anzi peggio, ho l’impressione che lo vedano ma che se ne infischino, un po’ per dabbenaggine e un po’ per menefreghismo.

Eppure agli europei dovrebbe importare parecchio di quello che avviene in Medio Oriente visto che ha riflessi importanti in vari settori che li riguardano, a partire dai flussi migratori sino al pericolo del terrorismo islamico.

I riflettori dei media sono giustamente accesi sul conflitto siriano e sulle conseguenze che ne derivano sulla popolazione, i morti, i profughi, la distruzione. Ma il conflitto siriano è qualcosa di più di un macello a cielo aperto, il conflitto siriano sta ridisegnando la mappa del Medio Oriente, i riposizionamenti delle grandi potenze regionali e, soprattutto, il conflitto siriano è un mezzo per cambiare gli equilibri geopolitici della regione a favore di Russia e Iran.

Già, l’Iran. In questi giorni negli ambienti della intelligence israeliana si discute parecchio dello scontro verbale tra il Capo di Stato Maggiore israeliano, Gen. Gadi Eisenkot, e il capo del Mossad, Yossi Cohen. Il primo sostiene che Hezbollah è la più grave minaccia per Israele, il secondo sostiene invece che la più grave minaccia per lo Stato Ebraico sia il Programma Nucleare Iraniano. Ognuno dei due è convinto che per la sicurezza di Israele ci si debba concentrare sulla “eliminazione” del problema che loro ritengono prioritario. Il capo del Mossad pensa che una volta eliminato o ridimensionato il problema del Programma Nucleare Iraniano l’Iran non metterà più paura, il Capo di Stato Maggiore pensa invece che per eliminare il problema iraniano prima di tutto occorra eliminare Hezbollah che da Teheran dipende direttamente e che rappresenta una seria minaccia per Israele. La cosa che però sfugge a tutti e due è che il Programma Nucleare Iraniano ed Hezbollah sono parte dello stesso problema, cioè l’espansionismo aggressivo iraniano che usa il conflitto siriano come “traghetto” per prendere posizione nella regione, a pochi Km dal confine con Israele e nel cuore dell’Islam sunnita. Ed è questo il problema che affligge anche l’Europa; non vedono il contesto generale di quello che sta avvenendo in Siria, non vedono come il conflitto siriano venga usato da Teheran e da Hezbollah per cambiare gli equilibri regionali e per minacciare Israele.

Non è un problema da nulla perché si guarda alla guerra in Siria come a un conflitto locale quando invece è un conflitto decisamente regionale. L’Europa e la sua diplomazia agiscono su questo conflitto come se fosse una cosa che riguarda solo Damasco e al limite i confinanti arabi quando invece è decisamente qualcosa di più grave e di più complesso che rischia di tracimare in un conflitto ben più vasto e sanguinoso del già gravissimo conflitto siriano. Anzi, fanno di peggio perché mostrando totale indifferenza alle mosse iraniane nella regione e continuando a intrattenere con Teheran rapporti commerciali e persino di amicizia è come se dessero il loro tacito consenso al piano iraniano. Per una cosa del genere in Europa hanno imposto sanzioni alla Russia (annessione della Crimea e intervento nella questione ucraina) mentre a Bruxelles sembrano tutti ciechi e sordi su quello che fa Teheran in Siria, di fatto diventata (insieme al Libano) una provincia iraniana. Si continua a discutere sul fatto di mandare via o meno Assad quando il dittatore siriano è a tutti gli effetti una marionetta nella mani degli Ayatollah. Si continua a guardare prioritariamente allo scontro con ISIS quando lo stesso Daesh è funzionale a Teheran e ai suoi interessi (e non solo ai suoi).

Purtroppo proseguendo su questa strada il risultato non potrà che essere il peggioramento della situazione in Medio Oriente. La “diplomazia del non far nulla” non serve a risolvere i problemi veri del Medio Oriente, serve tutt’al più a peggiorali lasciando al pericolosissimo regime iraniano la possibilità di fare ciò che vuole arrivando addirittura a trattarlo come un partner. Non è una questione di singoli Stati Europei, la linea è quella dettata dalla Mogherini, l’unica politica europea in comune che abbia mai dettato.

Ed è questa assurda (e temo voluta) miopia che preoccupa e che dovrebbe preoccupare anche gli europei (specie se abbinata all’altrettanta miopia in Libia). Dal Medio Oriente (e dal Nord Africa) dipenderà il futuro dell’Europa e lasciare un quadro così complesso nelle mani incompetenti di Federica Mogherini che adora (letteralmente) gli Ayatollah iraniani non ci sembra francamente la migliore delle scelte.

Nei mesi scorsi abbiamo fatto molte volte queste domande al Consiglio Europeo e ad altri organismi, compreso l’ufficio della Mogherini, ottenendo solo risposte vaghe e dichiarazioni di intenti. Abbiamo chiesto di nominare un inviato speciale per il Medio Oriente inquadrandolo tra i tantissimi esperti “non influenzabili” della regione, ma ci hanno riso in faccia, come se il Medio Oriente fosse una faccenda secondaria per l’Europa. Di questo passo ci ritroveremo nel mezzo di un ulteriore conflitto che si poteva evitare usando solo un po’ di buon senso, cosa che purtroppo manca all’ufficio della Mogherini.

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Ma in Europa lo vedono cosa succede in Medio Oriente?

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