Femminicidio: le leggi ci sono ma i magistrati non le applicano

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Non so se effettivamente ci sia un boom di violenza sulle donne oppure semplicemente prima non se ne parlava . Temo che la condizione femminile sia effettivamente peggiorata e che l’allarme sia concreto. Quello che non è concreto è l’allarme lanciato da più parti per nuove leggi che proteggano le donne. Quelle leggi ci sono già, basterebbe solo che fossero applicate. 

Prendiamo per esempio la legge sullo stalking. Quasi tutti gli episodi di violenza sulle donne sono preceduti da fenomeni di stalking, fenomeni che molte volte vengono denunciati dalle donne ma che nella stragrande maggioranza delle occasioni vengono snobbati o presi sottogamba. Ebbene, c’è una legge contro lo stalkin (inserita nel Codice Penale con l’articolo 612-bis) che punisce gli “atti persecutori” o comunque chiunque “pedini, assilli, infastidisca pesantemente – con telefonate, insistenti ricerche di contatto o altri mezzi – una persona, tanto da causarle gravi stati d’ansia o di paura per la propria incolumità o per quella di un parente prossimo e da costringerla a cambiare abitudini di vita”. La pena per questo reato va da sei mesi a quattro anni di carcere e la magistratura può agire a seguito di querela (salvo i casi in cui la persona perseguitata è minore o disabile, in questi casi agisce d’ufficio). Ma cosa succede in molti casi quando una donna si reca a fare una denuncia per stalking? Nella maggioranza di casi il persecutore viene semplicemente ammonito e non viene mai presa alcuna precauzione nei confronti della perseguitata. Risultato? Il fenomeno si placa per un po’ per poi esplodere più violento di prima (a causa della denuncia) poco tempo dopo. E spesso sfocia nella  violenza (che è un reato separato dallo stalking anche se ne è la conseguenza) e sempre più frequentemente nell’omicidio o femminicidio. In questo caso basterebbe che invece di un semplice ammonimento, ove l’atto persecutorio venisse provato, lo stalker venisse messo in condizione di non nuocere.

Ieri purtroppo abbiamo avuto un esempio eclatante di questo assurdo comportamento della magistratura (non incolpo le forze dell’ordine perché fanno quello che gli viene ordinato dal magistrato). In Sicilia è stata ammazzata l’ennesima donna dopo che aveva denunciato l’ex convivente per ben sei (SEI) volte. Ora io mi chiedo: davvero questo ennesimo femminicidio non poteva essere evitato se solo il magistrato competente non avesse preso almeno le minime precauzioni?

Guardate che il problema è serio. L’Italia è l’unico Paese al mondo dove le leggi ci sono ma la magistratura non le fa applicare o le applica solo in determinati casi. Magari capita che condannino i giornalisti al carcere per assurde ragioni o che mettano in galera un poveraccio che frega un’arancia, ma se si tratta di reati seri si è sempre garantisti verso il reo, mai verso la vittima. E’ un sistema assurdo che non esiste nemmeno nelle repubbliche delle banane.

Noi crediamo che sia arrivato il momento di affrontare questo problema in maniera molto seria. Non ci interessano più le conferenze stampa del politico di turno, non ci interessano le giustificazioni dei magistrati. Vogliamo che le leggi siano applicate a tutti e se c’è la necessità di irrigidirle lo si faccia subito. Ormai siamo all’emergenza sociale.

Brigitta Donati

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