Fermare l’Iran a ogni costo (analisi)

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Fa impressione sentire il presidente turco Erdogan accusare l’Iran di volere il predominio regionale e minacciare addirittura un intervento turco al fianco della coalizione sunnita in Yemen, per di più a pochi giorni dalla sua visita in Iran.

La realtà dei fatti è che quello che emerge dalla guerra mondiale islamica tra sciiti e sunniti in corso ormai da anni è che l’Iran sciita sta vincendo, sia sul terreno che a livello diplomatico e adesso che anche gli arabi e i musulmani sunniti se ne sono resi conto è forse tropo tardi. Ormai l’Iran controlla buona parte dell’Iraq, la Siria e il Libano. Attraverso il controllo dello Yemen ha cercato di prendere in mano l’intero pacchetto del mercato marittimo del petrolio e si appresta a ottenere un accordo sul nucleare più che conveniente per gli Ayatollah. Serve altro? Evidentemente no se pure Erdogan è costretto ad alzare il tiro, anche se per ora solo verbalmente.

Finalmente il mondo islamico sunnita ha individuato chi è il vero nemico. Fino a ieri non c’era musulmano sunnita che non individuasse in Israele il proprio nemico. Oggi si sono resi conto che il vero nemico mortale è l’Iran e non Israele. Ne è nata una strana coalizione formata da Stati che fino a ieri si erano “cortesemente detestati”, che avevano litigato per il predominio del mondo sunnita con la Turchia e il Qatar a finanziare la Fratellanza Musulmana e, di contro, l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli emirati del Golfo a combatterla. Lo Yemen ha all’improvviso azzerato ogni divergenza perché ha svelato con chiarezza il piano iraniano.

Gli iraniani sono stati furbissimi fino ad oggi. Il loro sostanziale “immobilismo attivo” ha creato nel mondo occidentale l’idea che il grande nemico da combattere fosse lo Stato Islamico. E mentre si creava il mito del ISIS a Teheran manovravano a loro piacimento arrivando addirittura a provocare la rottura diplomatica tra gli Stati Uniti e i Paesi Arabi del Golfo (per non parlare poi della rottura con Israele). Bisogna avere coscienza di quanto siano stati bravi gli iraniani in questi anni anche se favoriti dalla incompetenza (o follia) di Obama. Se non ammettiamo questo non possiamo nemmeno affrontare il problema.

Cosa succederà ora? Difficile dirlo. Gli arabi hanno preso coscienza della minaccia mortale rappresentata dall’Iran nel momento esatto in cui hanno visto in pericolo i loro interessi economici prima che strategici. Ma potrebbe essere troppo tardi. Il controllo iraniano va dal Golfo Persico al Mediterraneo e non è un controllo virtuale, è un controllo militare con centinaia di migliaia di pasdaran che hanno letteralmente i piedi sul terreno. Rimediare a tutto questo senza una guerra di dimensioni colossali sarà impossibile. E se a questo aggiungiamo che l’Iran ha fatto tutto sotto sanzioni internazionali, sanzioni che il mondo si appresta a togliere grazie al presumibile raggiungimento di un accordo sul nucleare, allora possiamo davvero avere un quadro preciso del pericolo rappresentato dall’Iran.

Basterà la strana alleanza arabo/sunnita a fermare l’espansione dell’Iran in Medio Oriente? Secondo me no, ormai è troppo tardi. Ci sono soluzioni? Forse si, ma dipenderà dalla disponibilità di Turchia e Arabia Saudita a mettersi veramente in gioco e a collaborare, naturalmente non ufficialmente, con Israele. Visto che la diplomazia mondiale sembra ipnotizzata da Teheran l’unico modo per svegliarla è quello di colpire le centrali nucleari iraniane, che poi è sempre stata l’unica soluzione. Ma per farlo Israele ha bisogno dello spazio aereo turco e saudita. Lo capiranno i musulmani sunniti?

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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