Fermate Erdogan prima che sia troppo tardi

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Erdogan è un dittatore, un violatore sistematico dei Diritti Umani, un islamista estremista che per anni ha fatto affari con lo Stato Islamico, un sosia di Hitler che non ha esitato a organizzare un finto golpe per eliminare in maniera sistematica tutti coloro che democraticamente si opponevano alla sua dittatura e che, non pago, ha incarcerato tutti i giornalisti che denunciavano la sua dittatura.

Questo è Erdogan, l’occidente tutto ma soprattutto l’Europa dovrebbero essere chiari in merito a questo losco figuro che non perde occasione per dimostrare il suo disprezzo per gli infedeli, per i Diritti Umani e per la democrazia. Invece il silenzio che grava sulla figura del dittatore turco è totale, quasi impaurito, come se denunciare a voce alta i misfatti del più pericoloso leader musulmano che ci sia sulla terra (ben più pericoloso di Abu Bakr al-Baghdadi) fosse un reato di lesa maestà, come se la minaccia islamica che ogni giorno arriva palese dalla Turchia fosse una cosa che non riguarda l’occidente.

L’ultima sparata Erdogan l’ha fatta contro Israele e per farlo ha usato l’arma migliore per il gregge musulmano, quella di Gerusalemme. Attaccando l’idea degli Stati Uniti di spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, Erdogan ha detto che «ogni giorno che Gerusalemme è sotto occupazione è un insulto per noi (musulmani n.d.r.)» invitando poi i musulmani di tutto il modo a recarsi in massa a Gerusalemme. Poi ha detto che «è una responsabilità religiosa e storica del mondo musulmano difendere Al-Quds (Gerusalemme n.d.r.) e la lotta per la libertà del popolo palestinese dalla occupazione israeliana» definendo poi Israele «uno stato razzista e discriminatorio». Un chiaro incitamento alla violenza e un messaggio al mondo musulmano affinché non abbandoni la causa palestinese e non lasci Gerusalemme a Israele.

Il Ministero degli Esteri israeliano ha immediatamente risposto alla filippica islamista di Erdogan. Con una nota diffusa ieri sera il Ministero degli Esteri di Gerusalemme ha detto che «coloro che nel loro paese violano sistematicamente i Diritti Umani non hanno la necessaria moralità per criticare l’unica democrazia in Medio Oriente» aggiungendo poi che «Israele si attiene strettamente alla piena libertà di culto per gli ebrei, i musulmani e cristiani e continuerà a farlo nonostante le calunnie senza fondamento».

Polemica con Israele a parte, è lapalissiano che Erdogan sta cercando in tutti i modi di accreditarsi presso il mondo musulmano come califfo unico e protettore della fede e dei “luoghi sacri” e per farlo ha trasformato la laica Turchia in un vero e proprio califfato. Da quando ha vinto (tra molti dubbi di brogli) il poco democratico referendum che gli consegna un potere illimitato, è stata una escalation di minacce islamiste a tutto e a tutti, compresa l’Europa. Si è passati dall’uso dell’utero delle donne per prendere il controllo dell’Europa all’invito a tutti i musulmani a recarsi a Gerusalemme per combattere al fianco dei “fratelli palestinesi”. E nessuno che in Europa abbia alzato la voce, nessuno che abbia chiesto conto a Erdogan delle sue parole o delle sue azioni violente contro i curdi, delle sue minacce a Egitto e Israele per il legittimo blocco su Gaza, nessuno che si preoccupi realmente della brutta piega che sta prendendo la Turchia nello scacchiere internazionale. E pensare che non si sta parlando di un folle terrorista islamico che lancia minacce ma del capo di uno stato che dispone di uno degli eserciti più forti del Medio Oriente e che, come ha dimostrato contro i curdi, non esita a usarlo per portare avanti la conquista islamica.

Cosa serve perché la comunità internazionale e soprattutto l’Europa prendano atto che la Turchia di Erdogan è diventata uno dei problemi più seri per le democrazie occidentali? Cosa serve perché si denunci il piano di conquista islamista del califfo turco? Cosa serve perché si decida di isolare totalmente la Turchia come si fa con i regimi dittatoriali?

L’Europa deve prendere una posizione chiara nei confronti della Turchia, non deve aver paura dei suoi ricatti implementati attraverso i profughi siriani ma soprattutto attraverso i milioni di turchi residenti in Europa. Erdogan deve essere isolato, senza tentennamenti e ipocrisie. La Turchia deve essere sanzionata così come si è fatto con la Russia. Continuare a lasciare mano libera al califfo turco significa permettergli di portare avanti il suo piano islamista e non è certo una cosa buona per il futuro dell’occidente che, almeno a parole, sta tanto a cuore all’Unione Europea.

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