Finalmente capiremo (forse) la politica di Trump in Medio Oriente

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Finalmente potremo avere una idea concreta di quella che sarà la politica di Trump in Medio Oriente. Il Presidente americano è arrivato in Arabia Saudita dove oggi avrà un incontro bilaterale con i leader sauditi, domani invece ci sarà un vertice con ben 55 leader del mondo musulmano (dal Brunei alla Turchia passando per gli stati islamici africani) e infine terrà un vertice con i sei Stati del Gulf Cooperation Council (GCC).

Per ora non è chiarissima la politica di Trump in Medio Oriente. A parole sembrerebbe orientata a ristabilire gli equilibri di potere precedenti all’era Obama con l’Arabia Saudita nel ruolo di leader del mondo sunnita oltre a quello di maggior partner degli USA nel mondo islamico e Israele in quello di alleato di ferro degli Stati Uniti. L’Iran dovrebbe quindi tornare dall’altra parte della barricata, quella cioè del nemico dell’islam sunnita, di Israele e quindi degli USA.

Trump non ha scelto a caso le tappe del suo primo viaggio nella regione, perché dopo l’Arabia Saudita volerà in Israele dove dovrebbe finalmente svelare quale sarà la sua linea su Gerusalemme, sugli insediamenti e sul processo di pace con i cosiddetti palestinesi.

Se dovesse seguire alla lettera le promesse fatte in campagna elettorale e subito dopo l’insediamento, dovrebbe annunciare il trasferimento dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, annunciare di non considerare gli insediamenti israeliani un ostacolo alla pace e infine dovrebbe annunciare una profonda revisione dell’accordo sul nucleare iraniano. Ma sappiamo che gli arabi si oppongono al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme e che quindi Trump potrebbe “riconsiderare” tale trasferimento, sappiamo che l’accordo sul nucleare iraniano per il momento non verrà toccato sebbene Trump abbia annunciato piccole e ininfluenti sanzioni unilaterali per i test missilistici iraniani, e infine sappiamo che per quanto riguarda gli insediamenti israeliani il Presidente americano ha chiesto “prudenza” a Netanyahu.

Ora, siccome il Presidente americano è famoso per la sua imprevedibilità, fino a quando non si troverà in Israele sarà difficile anche solo provare a immaginare quale sarà la politica di Trump in Medio Oriente. Per quello che possiamo provare a decifrare dai segnali ci sembra che Trump stia rivedendo al ribasso le promesse fatte durante la campagna elettorale con uno spostamento verso gli arabi ma, come detto, è talmente imprevedibile che tutto può accadere.

Per ora sembra chiaro che Trump considera l’Iran il maggior pericolo regionale, e questo non può che far piacere. Tuttavia adesso bisogna vedere come deciderà di affrontare tale problema e se per farlo sacrificherà le promesse fatte a Israele. Se l’obiettivo di Trump è quello di formare un asse arabo-israeliano contro l’Iran e i suoi alleati regionali (Siria ed Hezbollah in particolare) allora Israele potrebbe anche accettare qualche compromesso al ribasso in cambio di una maggiore sicurezza. Se invece Trump dovesse accodarsi alle richieste unilaterali arabe senza nessuna trattativa allora il quadro sarebbe completamente diverso. Vedremo, la politica in Medio Oriente è sempre soggetta a cambiamenti dell’ultima ora e non è mai limpida. Dopo lunedì ne sapremo certamente di più.

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