Fini, dicci qualcosa di destra

Che la situazione italiana sia drammatica lo vedono tutti. Solo pochi personaggi alquanto bizzarri vicini a Berlusconi continuano a negare l’evidenza (vedi il ridicolo editoriale di Minzolini trasmesso ieri sera. Roba altamente esilarante). Ma anche all’interno del PDL qualcosa finalmente si muove e qualche voce dissonante da quella di regime inizia ad emergere e a chiedere al Premier di farsi da parte.

In tutto questo stona il silenzio di Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera sembra ancora risentire delle pesantissima campagna di fango lanciata lo scorso anno dalla stampa berlusconiana sul famoso tinello di Montecarlo. Sembra quasi intimorito, pauroso di parlare e di finire di nuovo sotto il tiro dei macellai berlusconiani. Eppure ne avrebbe di cose da dire, a partire dal parlare di quel Lavitola che tanta importanza ebbe nel costruire quel dossier, probabilmente falso, che mise Gianfranco Fini definitivamente all’angolo.

La sproporzione dei fatti contestati a Fini rispetto a quelli che vedono implicato Berlusconi non è mai stata così evidente. Addirittura si dovrebbe parlare e rimarcare il fatto che quello che diceva Fini nel momento in cui lasciò il PDL, le accuse che lanciava alla non-politica del partito, oggi si sono drammaticamente avverate.

E allora perché il Presidente della Camera tace? Perché non passa all’attacco e cerca di recuperare il terreno perso in questi mesi? La cosa fa riflettere e impone delle domande da girare allo stesso Fini. Per esempio, ora che più che mai è evidente il fallimento della politica non-politica del PDL, perché non evidenziare il fatto che proprio Fini denunciò (non creduto) che il destino del Paese era quello che stiamo vedendo in questi giorni, frutto dell’incapacità del Premier a pensare a cose che non siano di suo personale interesse? Perché non riavvicinarsi a quella parte (più numerosa di quello che si pensa) del PDL che inizia ad aprire gli occhi, forse perché abbastanza sicura ormai di essersi assicurata il vitalizio? Perché non evidenziare ora la differenza tra una vera politica di destra liberale e progressista e la politica del PDL ancorata ad una immagine della destra monocentrica e per niente progressista?

Ecco, vorrei che Gianfranco Fini rispondesse a queste domande e che riprenda finalmente in mano il pallino della situazione. L’Italia ha bisogno, adesso più che mai, di politici di razza e con una mentalità aperta, siano essi di destra o di sinistra. Il Paese ha bisogno di una buona destra e una di buona sinistra. Parafrasando Nanni Moretti: Fini, dicci qualcosa di destra.

Carlotta Visentin

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