Francia e vittoria Le Pen: il fallimento del progressismo spinto

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Non ci piace parlare di politica europea e più in particolare italiana, ma le elezioni in Francia che hanno sancito una importante avanzata del partito di Marine Le Pen meritano una riflessione.

Questa mattina più o meno tutti i giornali attribuiscono la vittoria del Front National di Marine Le Pen alla paura del ISIS e ai tragici fatti di Parigi. Secondo noi è una visione molto riduttiva e stupida. La Repubblica che esordisce con “la paura fa volare il Front National” è l’emblema di quanto la stampa occidentale non abbia capito nulla di quello che sta avvenendo in Europa. Non sono stati gli attentati di Parigi a far volare il partito della Le Pen e nemmeno la paura, a far volare il Front National è stata la politica progressista europea che non ha saputo capire i limiti di un progressismo spinto agli estremi il quale non vede i confini tra una giusta promozione dei Diritti Civili e sociali e la sacrosanta necessità di difendere l’Europa da una invasione annunciata che mina i concetti fondanti della stessa Europa.

Non è paura quella evidenziata dai francesi, è semplice realismo, un realismo che denuncia come la politica progressista dell’apertura a tutti, della inclusione e della integrazione sia sostanzialmente fallita. Chi si appella alla “paura del ISIS” mente prima di tutto a se stesso e in secondo luogo cerca pateticamente di evitare di affrontare il problema che sta alla base della storica avanzata della Le Pen.

Anche ridurre la politica del Front National di Marine Le Pen al “populismo” e al “no alla immigrazione” è fortemente riduttivo. La Le Pen è tutto fuorché populista, piuttosto ha toccato un nervo scoperto (o più nervi scoperti) che non riguarda solo la Francia ma anche molti altri paesi europei, prima di tutto l’Italia, quello cioè della identità nazionale e del rifiuto della frontiere aperte a tutti. La Francia è il Paese con la più grande comunità musulmana in Europa ma è anche il Paese dal quale sono partiti il più alto numero di combattenti stranieri verso il Califfato, tutti ragazzi nati e cresciuti in Francia che in teoria nemmeno ci dovrebbero pensare di aderire al ISIS se solo si fossero anche minimamente integrati. Marine Le Pen ha semplicemente portato alla luce un problema reale troppo spesso nascosto dalla politica progressista della sinistra europea. Il continuare a nascondere questo problema, il continuare a negare il fallimento della politica progressista in senso spinto volta alla imposizione della accoglienza più che a una vera integrazione ha portato alla esplosione di consensi verso il Front National, non il populismo o l’ignoranza come vorrebbero far credere i giornali della sinistra europea. Insomma, i francesi non sono diventati improvvisamente ignoranti e populisti, hanno semplicemente aperto gli occhi.

Poi si può criticare e discutere di tutto, si può discutere dei collegamenti del Front National con le destre estreme e xenofobe, si può parlare di certi atteggiamenti troppo spinti verso un vecchio fascismo che credevamo dimenticato (atteggiamenti per altro ridotti al minimo proprio dalla Le Pen che non ha esitato a buttare fuori dal partito il padre), ma negare che l’avanzata del Front National sia legata a un disagio reale e vero della società francese (ed europea) significa negare ancora una volta la realtà ed è un maldestro tentativo di ridurre un messaggio importante a un indietreggiamento della intelligenza collettiva.

Su questo si dovrebbero interrogare tutti i governi europei invece di cercare di sminuire quella che appare a tutti gli effetti un svolta reale e una presa di coscienza che la politica progressista è miseramente fallita andandosi a infrangere contro il muro dell’integralismo islamico.

Scritto da Bianca B.

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