Frequenze TV e ICI alla Chiesa: così non si toccano i pensionati

Così non va bene. Capiamo perfettamente che il momento è tragico e che, come dice il Presidente Napolitano, quando le cose non si fanno in passato tocca farle all’ultimo momento con uno shock maggiore per tutti. Quello che però non capiamo è come sia possibile che avendo la possibilità di agire meno sui poveri con azioni alternative ed “eque” il Governo Monti non lo stia facendo.

Mi riferisco in particolare a due azioni che questo Governo tecnico aveva il dovere di fare e che invece colpevolmente  non ha fatto. La prima è quella che riguarda l’asta delle frequenza TV (le digitali) che il Governo Berlusconi aveva praticamente regalato a RAI e a Mediaset, mentre la seconda è quella dell’ICI sull’immenso patrimonio della Chiesa.

Senza andare tanto per il sottile diciamo subito che dall’asta delle frequenze digitali il Governo potrebbe incassare 16 miliardi di Euro, cioè più della metà dell’intera “manovra salva Italia”, una cifra enorme che in un momento come questo il Paese non si può permettere di regalare, specie se per la propria salvezza vengono richiesti i sacrifici che Monti a chiesto. Solo questo già basterebbe per non mettere mano alle pensioni per le quali si è commossa il Ministro Fornero.

Ma non è tutto. Non vediamo perché la Chiesa non debba pagare l’ICI (o, come si chiamerà,la IMU). Una sentenza della Corte di Cassazione del 2004 chiarì che l’esenzione dall’ICI concessa dallo Stato alla Chiesa poteva applicarsi solamente quando nell’immobile si svolga un’attività esplicitamente meritevole. Cioè, per fare un esempio, un immobile della Chiesa affittato ad una banca non può essere esentato dal pagamento dell’ICI. Ora, è molto difficile censire gli immobili di proprietà della Chiesa, ma un calcolo approssimativo stima che siano circa 50.000, il che detto in soldoni e con il vecchio sistema di calcolo (con quello nuovo sarebbe molto di più) vorrebbe dire per le casse dello Stato incassare qualcosa come 2 miliardi e 400 milioni di euro. Il calcolo, va detto, è approssimativo ed è stato fatto da un gruppo di persone su Facebook  che hanno calcolato solo gli immobili “non caritatevoli”, per cui non può essere preso per buono anche se riteniamo che si tratti di un calcolo in difetto.

Ora, se addizioniamo i 16 miliardi incassati con la vendita delle frequenze TV ai 2,4 miliardi che si potrebbero incassare dal pagamento dell’ICI “ecclesiastico”, vediamo che con una cifra pari a oltre 18 miliardi di euro non ci sarebbe bisogno di pesare sui pensionati e sulle classi più deboli  del Paese.

A noi può star bene fare sacrifici per salvare il Paese e apprezziamo quando il Premier Monti dice (ammette) a Porta a Porta che “le politiche sbagliate fatte in passato pesano oggi sui cittadini”, ma gradiremmo che siano lui e il suo Governo i primi a non fare quelle stesse politiche sbagliate che hanno portato il nostro Paese sull’orlo della bancarotta. Hanno tanto sventolato la parola “equità”. Ecco, adesso è arrivato il momento di dimostrare che veramente hanno intenzione di essere equi e giusti facendo pagare i sacrifici anche alla Chiesa e facendo pagare quelli che sono i beni comuni dello Stato e quindi dei cittadini, cioè le frequenze TV.

Bianca B.

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