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G20 e guerra al Daesh: tutti d’accordo nel non essere d’accordo

Il Daesh può dormire sonni tranquilli, alla fine la tanto attesta convergenza di interessi tra i 20 grandi della Terra non è arrivata. Al di la delle dichiarazioni di forma espresse dai leader mondiali che partecipano al G20 in Turchia, sulla guerra al Daesh e soprattutto su come gestire il “dopo Assad” non c’è intesa.

Gli arabi e la Turchia temono un coinvolgimento diretto iraniano nel dopo Assad, la Russia deve pagare pegno a Teheran e quindi coinvolgere gli Ayatollah, gli Stati Uniti e l’Europa sono ancora confusi sul da farsi. E così il futuro della Siria blocca ancora una volta la guerra al Daesh, non nel senso che non si attacca il Califfato ma nel senso che ognuno va per la sua strada senza alcun coordinamento. I turchi continuano a bombardare i curdi, i russi bombardano l’opposizione siriana, Iran ed Hezbollah sono interessati unicamente a mantenere il passaggio strategico che va da Damasco al Mediterraneo e a prendere posizione sulle alture del Golan, americani e francesi colpiscono sporadicamente con l’eccezione della Francia che negli ultimi due giorni ha bombardato piuttosto pesantemente la capitale del Daesh, Raqqa. Ma sul terreno è cambiato poco se si esclude l’avanzata in Iraq dei guerriglieri peshmerga, gli unici che veramente impensieriscono il Califfato.

Più che la guerra al Daesh ai leader mondiali interessa maggiormente come difendersi dagli attacchi terroristici ordinati da Abu Bakr al-Baghdadi. Su questo un certo coordinamento sembra essere stato raggiunto, quantomeno su un maggiore scambio di informazioni tra le varie intelligence, su maggiori controlli alle frontiere e soprattutto sui finanziamenti allo Stato Islamico. Ma per il resto, almeno per ora, non cambia nulla rispetto a prima degli attacchi di Parigi.

Il problema è che si fatica a identificare il nemico e gli amici. Per gli arabi il nemico è l’Iran che usa la crisi siriana per espandere la propria area di influenza, per russi e gli iraniani i nemici sono i gruppi di opposizione ad Assad e solo in seconda battuta il Daesh, per i turchi il nemico sono i curdi, mentre invece per Obama e per gli europei il nemico è il Daesh e gli amici sono gli iraniani. Al di la delle dichiarazioni ufficiali la situazione è esattamente questa, una situazione di totale disaccordo quasi su tutta la linea.

Il fronte libico colpevolmente dimenticato

I leader del G20 sono così impegnati a litigare sulla Siria da dimenticare completamente quello che – in particolare per l’Europa – è la prima linea del fronte della guerra al Daesh, la Libia. La polveriera libica non è però dimenticata da Abu Bakr al-Baghdadi che sta progressivamente prendendo posizione a pochi Km dalle coste europee e in particolare da quelle italiane. La strategia del califfo al-Baghdadi è chiara ed efficace: differenziare i fronti. La Libia e il Sinai diventano quindi due fronti di primaria importanza per il califfo e c’è da giurare che nei prossimi giorni vedremo il Daesh muoversi su questi due fronti del tutto dimenticati dai 20 grandi, compreso il Premier italiano, più impegnato a distinguere tra immigrati e terroristi e a non diffondere la paura tra gli italiani che ad affrontare il problema libico. In una settimana al-Baghdadi ha messo in ginocchio l’economia del turismo egiziano, ha fatto saltare (indirettamente) gli accordi per un Governo di Unità Nazionale in Libia e ha lavorato (bene) per destabilizzare ulteriormente il nord Africa garantendosi due fronti da usare – in particolare quello libico – come testa di ponte verso l’Europa. Eppure di tutto questo i leader del G20 non ne hanno parlato. Troppo facile per Abu Bakr al-Baghdadi guadagnare terreno.

Scritto da Antonio M. Suarez

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