Gaza: Onu chiede più soldi, più cemento e fine del blocco altrimenti sarà guerra

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Ci eravamo abituati a sentire le minacce di guerra contro Israele provenire da Hamas, dagli Hezbollah libanesi, dall’Iran e dai vari gruppi terroristici, ma è la prima volta che sentiamo minacciare una guerra dalle Nazioni Unite.

Incredibile? Niente affatto. E’ successo ieri quando James Rawley, capo delle operazioni umanitarie dell’Onu per i territori palestinesi ha detto che «l’Onu è molto preoccupato perché in questo momento le cose a Gaza non stanno andando bene. Potrebbe scoppiare un’altra guerra e per scongiurarla abbiamo bisogno di tre cose: di 700 milioni di dollari, di più cemento e della fine del blocco israeliano».

Ora, ci sovviene il dubbio che James Rawley non sia affatto il responsabile dell’Onu per gli aiuti umanitari nei territori palestinesi ma che in effetti sia il portavoce di Hamas perché le richieste avanzate dall’alto funzionario delle Nazioni Unite sono, guarda caso, le stesse avanzate da Hamas. E la minaccia di un nuovo conflitto se le “richieste” non verranno accettate è lo stesso ultimatum lanciato più volte da Hamas.

Parlando in una conferenza stampa a Ramallah il sig. James Rawley ha detto che il cemento introdotto nella Striscia di Gaza non è sufficiente per la ricostruzione senza però dire dove siano finite le tonnellate di cemento entrate fino ad oggi nella Striscia di Gaza visto che, sicuramente, non sono finite nella ricostruzione di case. E’ lampante che tutto quel cemento sia finito nella ricostruzione dei tunnel del terrore invece che nella ricostruzione delle abitazioni e, secondo diverse testimonianze, lo sanno benissimo anche alle Nazioni Unite dato che proprio Hamas sequestra il 90% delle merci che entrano a Gaza e lo fa sotto gli occhi degli uomini dell’Onu. Purtroppo il sig. Rawley si è rifiutato di rispondere alle domande scomode e ha proseguito con la sua cantilena contro il “blocco israeliano”, blocco che non c’è dato che le uniche merci ad entrare a Gaza lo fanno dai due valichi israeliani visto che quello egiziano di Rafah è chiuso (sigillato) da mesi. E poi quella continua richiesta di soldi che non si sa che fine facciano perché sicuramente non vanno né nella ricostruzione di Gaza né per il sollievo della popolazione.

Nella conferenza stampa il sig. James Rawley era affiancato dal vice primo Ministro della ANP, Mohammed Mustafa, il quale ha evitato accuratamente di rispondere alle domande sulle difficoltà che sta incontrando la cosiddetta “riconciliazione” con Hamas limitandosi a confermare solo che «c’è bisogno di più soldi e di più cemento». Nessuna parola da parte di Rawley e di Mustafa sui bambini soldato di Gaza, sulla scomparsa di migliaia di tonnellate di cemento e di materiali edili. Francamente abbiamo avuto il dubbio che veramente i due, soprattutto James Rawley, stessero parlando a nome di Hamas e che la non troppo velata minaccia di una nuova guerra fosse più un avvertimento mafioso rivolto a Israele e alla comunità internazionale piuttosto che un timore personale.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F.

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