Gerusalemme: il trabocchetto palestinese è riuscito in pieno. E l’Iran se la ride

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Su Gerusalemme la malvagia furbizia palestinese ha colpito ancora una volta e in questa occasione lo ha fatto in maniera pesante, come poche altre volte era riuscita a fare.

A picco nel gradimento degli arabi ormai stufi della questione palestinese, con i finanziamenti tagliati, con Hamas che viene considerato un nemico da Arabia Saudita e Paesi del Golfo, ai palestinesi non rimaneva altro che scatenare una guerra santa per riprendersi quella attenzione che avevano perso da parte di buona parte del mondo arabo concentrato su problematiche bel più serie dei piagnistei palestinesi. E quale modo migliore per farlo se non quello di usare Gerusalemme?

Ci provano da anni i palestinesi, senza però riuscirci. Da anni infatti vanno blaterando la stupidaggine che Israele voglia cambiare lo status quo del Monte del Tempio, una accusa chiaramente falsa snobbata da buona parte del mondo arabo, esclusi naturalmente gli estremisti, l’Iran e il Qatar. Ed è la stessa accusa che hanno mosso questa volta quando si sono visti installare dei normalissimi metal detector all’ingresso del complesso del Monte del Tempio, una misura di sicurezza resosi necessaria a seguito dell’attentato della settimana scorsa nella quale due poliziotti drusi erano rimasti uccisi da tre terroristi palestinesi.

In qualsiasi altra parte del mondo non si sarebbe mossa una foglia per una misura che tutela prima di tutto la salvaguardia dei fedeli, ma non a Gerusalemme, non se di mezzo ci sono i palestinesi che hanno fatto della menzogna la base della loro stessa esistenza. Pure il Re saudita lo ha detto che mettere un metal detector all’ingresso di un complesso altamente frequentato è una misura del tutto normale che viene adottata pure alla Mecca e a Medina, ma non è bastato a fermare i bollenti spiriti degli estremisti palestinesi che sono tutto meno che stupidi e hanno visto in questa decisione israeliana l’occasione perfetta per tentare di scatenare quella terza intifada che da almeno due anni stanno provando a scatenare, non fosse altro che per racimolare qualche spicciolo e recuperare un minimo di consenso nel mondo arabo.

Per capire quanto poco i governi arabi siano entusiasti di una terza intifada bastava dare una occhiata ai media arabi nei gironi scorsi (con l’esclusione di Al Jazeera e dei media turchi). A differenza di altre volte le prime proteste palestinesi venivano relegate in terza pagina e trattate con solo qualche trafiletto. Ma i palestinesi sono furbi, sanno che il mondo musulmano per reagire ha bisogno di martiri, ha bisogno di credere che a essere sotto attacco è l’Islam nella sua interezza. Potevano perdere una occasione simile? Potevano la Fratellanza Musulmana e l’Iran perdere una simile occasione che non solo mette in difficoltà Israele ma anche quei Paesi arabi che nei mesi scorsi hanno fatto politiche di avvicinamento allo Stato Ebraico finalizzate a combattere il nemico comune che, per inciso, si chiama proprio Iran? Certo che no, e mentre da ogni parte arrivavano inviti alla calma da Hamas (Fratellanza Musulmana), da Hezbollah (Iran) e dai media legati a Qatar, Iran e Turchia piovevano inviti alla rivolta generalizzata. Troppo ghiotta l’occasione per farsela sfuggire.

Non è un caso che i servizi segreti israeliani abbiano consigliato al Premier Netanyahu di rimuovere i metal detector a Gerusalemme e introdurre controlli alternativi, vogliono disinnescare la bomba e toglierla dalle mani di Iran e Qatar lasciandoli solo con un cerino acceso in mano. Al Mossad sanno benissimo che i problemi per Israele sono altri con l’Iran che si sta posizionando ai confini nord dello Stato Ebraico e che una situazione di crisi con i palestinesi non farebbe altro che agevolare i piani di Teheran. Lo sa benissimo anche Netanyahu ma ormai la frittata e fatta e tirarsene fuori senza dare l’impressione di darla vinta ai palestinesi appare a questo punto assai difficile. Ma un confronto muscolare favorisce solo chi trama alle spalle di Israele, non certo Gerusalemme.

Per questo il trabocchetto palestinese, non si sa se studiato fuori da Ramallah o frutto della perversa mente di Abu Mazen, appare perfettamente riuscito. Più passano le ore e più la tensione cresce. Più la tensione cresce e più a Teheran se la ridono.

Ora non sarà facile per Israele uscirne senza dare l’impressione di aver ceduto alle prepotenze palestinesi, ma Netanyahu è uomo esperto e scaltro e sa benissimo che non è il momento di distrarre forze dalla vera guerra che è quella con Teheran. Confidiamo che il Premier israeliano saprà trovare una giusta soluzione. Per fare i conti con i palestinesi ci sarà tempo.

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