Gheddafi parla di tregua ma attacca Bengasi. La comunità internazionale di nuovo al palo

Dopo la risoluzione dell’ONU che autorizza la creazione della “no fly zone” sulla Libia e «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», la Comunità internazionale continua a rimanere immobile. Si susseguono le riunioni mentre dalla Libia arrivano notizie drammatiche nonostante il rais abbia annunciato un cessate il fuoco.

E’ di poche ore fa la notizia che l’esercito libico starebbe bombardando Bengasi, sia da terra che dal cielo, in aperta violazione della risoluzione 1973 dell’ONU che impone un immediato ritiro e un immediato cessato il fuoco che, come detto, è stato annunciato dalle autorità libiche ma si è chiaramente rivelato un bluff. Le ultime notizie dicono che l’esercito libico è già entrato a Bengasi.

Per oggi è prevista l’ennesima riunione della comunità internazionale che si terrà a Parigi e alla quale parteciperanno Unione Europea, Stati Uniti, Unione Africa e Lega Araba. Il rischio è che quando si deciderà di intervenire, se mai accadrà, potrebbe essere troppo tardi per gli insorti che rischiano di essere spazzati via. E’ vero che, come sottolineato ieri da Carlo Alberto Cecchini, intervenire in Libia non è prettamente uno scherzo, tuttavia non si può continuare a rimanere semplicemente immobili e lasciare che Gheddafi stermini i suoi oppositori.

Risulta francamente incomprensibile questo atteggiamento della comunità internazionale. Sembra quasi che si voglia permettere al dittatore libico di riprendersi il terreno perso e di fare i conti con gli oppositori. Ma se è così, perché allora pretendere dall’ONU l’istituzione della “no fly zone” e urlare ai quattro venti che, comunque vada a finire, nessuno considererà più Gheddafi come un interlocutore politico decretando di fatto la sua fine? Forse la risposta la sapremo oggi. Intanto Gheddafi sta entrando a Bengasi massacrando il suo popolo e continuando a bombardare dal cielo e da terra e questo è l’unico indiscutibile fatto.

Bianca B.

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