Giustizia: Berlusconi getta la maschera

Berlusconi, durante la presentazione della cosiddetta “riforma epocale della giustizia”, lo ha detto con molta chiarezza: se questa riforma ci fosse stata sin dal 1992 non ci sarebbe stata Mani Pulite. In sostanza, se ci fosse stata la cosiddetta riforma della giustizia i politici avrebbero potuto tranquillamente e impunemente continuare a rubare e a farsi corrompere senza che la magistratura potesse far niente per evitarlo o per perseguire i ladri e i corrotti.

Il premier ha quindi gettato la maschera dimostrando chiaramente che questa riforma (meglio sarebbe chiamarla controriforma) epocale della Giustizia altro non è che un modo di togliere potere ai giudici colpevoli, nella mentalità berlusconiana, di perseguire quei politici che a vario titolo e in vario modo commettono reati.

D’altra parte, senza entrare tanto nello specifico delle proposte,  basta dare una occhiata su quali benefici porterà questa controriforma al popolo italiano. Farà accelerare i processi, cronicamente lentissimi? NO. Eliminerà la corruzione? NO (a proposito, che fine ha fatto la legge anti-corruzione?). Tutelerà meglio le vittime di reati? NO. Colpirà con più forza chi commette i reati? NO. Garantirà un processo più equo e veloce? NO.  Garantirà la certezza della pena? NO. Allora a cosa (o a chi) serve questa riforma? La risposta è tragicamente semplice: serve alla casta politica per prendere il controllo dei pubblici ministeri e a scegliere su quali reati possono o non possono indagare. Le parole di Berlusconi parlano talmente chiaro da non poter essere interpretate in alcun modo.

Non solo, distruggono alla base la separazione tra politica e magistratura assoggettando questi ultimi ai politici intaccando in maniere definitiva quelle prerogative stabilite dalla Costituzione che permettono ai magistrati di perseguire i politici quando commettono un reato. In sostanza si vuole sancire costituzionalmente l’intoccabilità della casta politica.

Avremo modo di riparlare anche in futuro di questa “controriforma” che magari proprio tutta non è da buttare. Nel frattempo aspettiamo con trepidazione la legge anticorruzione che sembrava approvata dal Consiglio dei Ministri un anno fa (2 marzo 2010) di cui se ne sono perse le tracce, fatto questo del tutto assurdo visto che l’Italia occupa la poco onorevole 67esima posizione nella classifica mondiale della corruzione (addirittura dietro al Ruanda). Ma l’impressione è che una legge seria contro la corruzione potrebbe magicamente spopolare il Parlamento. Meglio allora pensare a come mettere il guinzaglio ai magistrati.

Carlotta Visentin

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