Giustizia: il Diritto di dissentire dei Magistrati

Se, quando hanno scritto la Costituzione, i padri costituenti avessero voluto far sottostare la Magistratura al potere politico non avrebbero specificato che i due poteri sono “rigorosamente indipendenti” e invece avrebbero lasciato tutto com’era al tempo del fascismo con la Magistratura assoggettata al potere politico.

Dobbiamo partire da questa premessa per comprendere gli sfoghi dei magistrati di questi giorni. Prima Ingroia durante la manifestazione per la difesa della Costituzione, poi il segretario della ANM (associazione nazionale dei magistrati), Giuseppe Cascini, durante un convegno di SEL, il partito di Nichi Vendola, un intervento (quello di Cascini) che ha scatenato un vero e proprio putiferio politico da parte di alcuni elementi di spicco del PDL, tanto grande quanto assolutamente ingiustificato.

Ma cosa ha detto in sostanza Giuseppe Cascini? Poche cose ma molto incisive. In sostanza ha detto che “questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e morale per affrontare la riforma sulla Giustizia”. Il discorso di cascini parte da alcuni dati di fatto:

1)      Il Premier di questa maggioranza è un pluri-imputato e non può quindi, moralmente, mettere  mano alla riforma della Giustizia.

2)      Il premier, nonché capo del maggiore partito politico italiano, ha più volte definito la Magistratura “un gruppo di sovversivi”. Non più di una settimana fa il PDL con un documento ufficiale ha definito la Procura di Milano “un’avanguardia rivoluzionaria”, documento per altro stilato con la collaborazione del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che poi è lo stesso che ha scritto la riforma della Giustizia.

3)      Il fatto che a proporre la riforma della Giustizia sia un Premier pluri-imputato, che lo stesso Premier abbia più volte definito i giudici che lo inquisiscono dei “sovversivi” e che lo stesso Ministro della Giustizia la pensi in questo modo, fanno pensare chiaramente a una riforma punitiva verso i giudici rei di fare il loro lavoro, cioè quello di indagare su reati e di perseguire chi li commette.

Immediate ed estremamente dure le reazioni del PDL alle dichiarazioni di Cascini. Maurizio Paniz, che è anche uno degli avvocati del Premier, ha detto che “è indegno chi non rispetta i suoi limiti”. Addirittura Jole Santelli ha detto che Cascini “vuole una tirannide gestita da oligarchi in toga”. Diverse reazioni anche da altri esponenti del PDL.

Molto più semplicemente  il coraggioso magistrato ha esposto, come suo pieno Diritto, una opinione personale e critica in merito alla riforma della Giustizia proposta dal Governo, una riforma che mira esclusivamente a mettere i pubblici ministeri sotto il diretto controllo della politica senza, per altro, apportare alcun vantaggio ai comuni cittadini. Insomma, una riforma salva casta che impedirà ai PM di indagare sui politici mettendo di fatto gli stessi politici sia al di sopra della legge che su un piano del tutto preferenziale rispetto ai comuni cittadini infrangendo così l’art. 3 della Costituzione che nel primo comma recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E bisogna dire poi che non c’è alcuna interferenza della Magistratura nelle prerogative della politica. E’ vero invece il contrario visto che è proprio la politica che con questa riforma vuole mettere le briglie alla Magistratura. I magistrati hanno quindi ogni Diritto a contestare anche pubblicamente e nel luogo che ritengono più opportuno una riforma chiaramente e sfacciatamente punitiva nei loro confronti che mira direttamente a ridurre il potere investigativo su reati commessi dai politici e a mettere i PM in condizioni di dover dipendere dai politici stessi.

Sono quindi del tutto ingiustificate le proteste del PDL contro Ingroia prima e Cascini dopo visto che è nel loro totale Diritto (oltre che dovere) esprimere opinioni e critiche in merito a delle leggi e/o riforme chiaramente incostituzionali e mirate a garantire esclusivamente una casta, quella politica.

Intanto il parlamentino delle toghe ha proclamato a partire da oggi,su proposta del presidente dell’ANM, Palamara,lo stato di agitazione dei giudici contro la riforma della giustizia del governo. “L’ANM non vuole sostituirsi al Parlamento -dice Palamara- ma esprimere con motivazioni tecniche i rischi della riforma che intacca l’assetto costituzionale con meno garanzie per i cittadini” Palamara annuncia che il presidente Napolitano il 5 aprile riceverà una delegazione dell’Anm per “rappresentare le nostre preoccupazioni sulla riforma”.

Roberto Delponte

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