Gli affari sporchi di Erdogan con l’Iran di cui nessuno parla

By , in Report e analisi on . Tagged width: , , , ,

erdogan-corruzione

C’è in rete un rapporto eccezionale redatto dalla Reuters di cui nessuno stranamente parla, nemmeno nella molto più attenta stampa internazionale. Eppure è la prova del gravissimo coinvolgimento del premier turco, Tayyip Erdogan, in uno scandalo di corruzione milionario e di aggiramento delle sanzioni all’Iran.

La Reuters è venuta in possesso del rapporto della polizia turca (299 pagine) nel quale si spiegano i sistemi usati per aggirare le sanzioni contro l’Iran soprattutto per quanto riguarda il mercato dell’oro. A essere coinvolti nel raggiro internazionale e nel conseguente giro di mazzette milionarie sono, oltre a Erdogan, ci sono altissimi esponenti del suo Governo, gente come il Ministro turco dell’Economia Zafer Caglayan, il Ministro degli Interni Muammer Guler, il Ministro turco degli affari con l’Unione Europea Egemen Bagis, oltre all’Amministratore Delegato della banca turca Halkbank, Suleyman Aslan.

In sostanza con la complicità del Governo turco un certo Reza Zarrab, alias Riza Sarraf, cittadino iraniano residente in Turchia in una villa sul Bosforo, avrebbe messo in piedi un lucroso giro d’oro con l’Iran (l’oro è la moneta di cambio universale) spacciandolo per un mercato di beni alimentari e medicinali destinati all’Iran gravato dalle sanzioni internazionali. Il giro illecito comprende fatture false (con lo zucchero grezzo pagato la cifra incredibile di 250 dollari al Kg, solo per fare un esempio), interi carichi dichiarati come alimentari o medicinali quando invece erano lingotti d’oro ecc. ecc.. Ma il traffico di Zarrab non si sarebbe limitato solo all’oro ma anche al petrolio e ad altri materiali sotto embargo.

Erdogan e i suoi Ministri negano tutto e affermano che si tratta di un complotto internazionale per destabilizzare la Turchia, ma il rapporto della polizia turca è davvero compromettente e cita infiltrati nella organizzazione, rapporti video e intercettazioni telefoniche. In un qualsiasi Paese normale e democratico questa gente oggi sarebbe in prigione. Ma non in Turchia dove chi ha provato a manifestare contro il regime corrotto di Erdogan si è trovato malmenato, in prigione e persino ammazzato in strada.

E su tutto questo c’è la scandalosa e mortificante cappa di silenzio internazionale a pesare come un macigno. Nessuno che si azzardi a lanciare una critica al Saldino turco Erdogan, anzi, continuano a voler portare la Turchia in Europa e si arriva pure a fare dichiarazioni che definire vergognose è dir poco.

Lo scandalo non è in Turchia, tutti sappiamo di che pasta è fatto Erdogan, lo scandalo è in occidente e nella politica occidentale, supina e compiacente verso questo uomo corrotto e autoritario che si definisce democratico.

Scritto da Sharon Levi

© 2014, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata

Recommended articles