Grande protesta democratica in Israele. E adesso non strumentalizzatela

Ieri sera le strade di Tel Aviv e di altre città israeliane sono state invase da centinaia di migliaia di giovani israeliani che protestavano contro alcune scelte inique del Governo israeliano, scelte che secondo il movimento dei giovani israeliani, minano l’equità sociale.

Oltre 300.000 erano i ragazzi scesi nelle strade di Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa per chiedere un intervento del Governo a favore dello sviluppo. I giovani contestano l’alto costo della vita, la difficile situazione di accesso ai servizi sanitari, il costo troppo elevato degli affitti, la differenza di trattamento tra i coloni e i semplici cittadini israeliani dove i coloni sono avvantaggiati da una serie di misure che ricadono negativamente sul sistema di welfare.

Tuttavia, a sgombrare il campo da qualsiasi strumentalizzazione da parte dei filo-arabi, i leader del movimento sono saliti sul palco e hanno detto parole di amore per Israele sottolineando che “capiscono perfettamente le necessità della difesa dello Stato ebraico dagli attacchi dei nemici” ma che “pretendono da questo Governo alcuni interventi urgenti volti a limare le differenze sociali  e a favorire i giovani israeliani”. Uno dei leader della protesta, Itzik Shmuli, si è rivolto direttamente al premier, Benjamin Netanyahu, con un discorso molto toccante nel quale ha ribadito “l’enorme amore dei giovani manifestanti per Israele” ma ha anche chiesto “misure urgenti a tutela delle giovani generazioni e di una maggiore equità sociale”.

Ad Haifa i manifestanti sventolavano bandiere israeliani e manifesti che chiedevano la liberazione di Gilad Shalit, un messaggio chiaro non solo per il Governo ma anche per tutti coloro che hanno cercato di strumentalizzare la protesta giovanile israeliana.

E ora un piccola riflessione del tutto personale: manifestazioni simili a quella israeliana da diversi mesi si stanno svolgendo in Siria dove alla necessità di una maggiore equità sociale si aggiunge quella di una maggiore democrazia. Ebbene, in Siria le forze di sicurezza sparano sui manifestanti e negli ultimi mesi ne hanno ammazzati a migliaia. La stessa cosa era successa in Iran due anni fa. Questa differenza deve far riflettere i denigratori di Israele sulla differenza che c’è tra uno Stato democratico e un regime sanguinario.

Sarah F.

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