Grillo: la politica degli Ayatollah

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Che Grillo fosse un grande estimatore degli Ayatollah iraniani lo sapevamo già, lo ha detto lui stesso in una intervista a Yedioth Ahronot. Sapevamo anche che avesse un concetto tutto suo di democrazia, sia all’interno del Movimento 5 Stelle che all’esterno. Ma quanto avvenuto ieri supera di gran lunga ogni nostra più fervida immaginazione sul modo di fare politica dell’ex comico genovese.

Succede che una Senatrice del Movimento 5 Stelle, Adele Gambaro, ha detto quello che tutti probabilmente pensano anche tra i parlamentari del M5S, cioè che la colpa della evidente debacle del partito di Grillo alle ultime amministrative è da individuare unicamente nella persona di Grillo stesso e nella sua, chiamiamola così, “comunicazione”.

La Gambaro ha rinfacciato a Grillo di criticare il Parlamento, anche con attacchi al limite della legalità, senza mai essere entrato nello stesso Parlamento. Gli ha rinfacciato di usare toni che la gente non capisce e in sostanza di scrivere sul suo blog solo cavolate e insulti invece di fare politica veramente. Insomma, gliele ha cantate.

Apriti cielo. E’ scattata subito la macchina dell’insulto e della lapidazione mediatica, seguita a ruota da quella dell’espulsione dal Movimento 5 Stelle della Senatrice Gambaro. E allora, uno vale uno solo se è d’accordo con Grillo altrimenti vale zero. La povera senatrice si è trovata al centro di una tempesta senza precedenti che per assurdo la accusa di “essere poco democratica” tanto che Grillo arriva a scrivere sul suo blog delle frasi indirizzate alla senatrice Gambaro che in effetti sarebbero adattissime a lui, come quando scrive:

Uno vale uno quando è un uomo libero, che mette in pratica la democrazia nel senso più nobile ed alto: la libertà di sé nel rispetto delle regole.

Uno vale niente, quando si proclama a destra e a manca “democratico”, proprio calpestando e disprezzando le regole che lui stesso si è dato.

Noi questa la chiamiamo politica degli Ayatollah perché ricorda da vicinissimo la politica di Ahmadinejad e del clero iraniano che si basa sulla soppressione fisica di chi non è d’accordo con loro e prima ancora sulla inversione totale della verità. In questo caso Grillo non può certo incarcerare o far impiccare la povera senatrice Gambaro, ma la può demolire mediaticamente, uccidere in senso metaforico facendola passare da persona poco onesta e addirittura poco democratica.

E se qualcuno dovesse pensare che i pasdaran della base grillina diano ragione alla senatrice Gambaro, che in fondo ha detto solo la verità, si sbaglia di grosso. Basta vedere le reazioni al post di Grillo per capire che anche la base è composta da tanti piccoli ayatollah.

La verità, la cruda verità, è che Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno poco a che fare con il concetto di democrazia e molto a che fare con quello di autarchia (per non dire peggio)dove le leggi e le regole se le fanno a soli e le cambiano a loro piacimento, o meglio, se le fanno Grillo e Casaleggio e chi non è d’accordo, chi dissente, se ne va. Una politica degli Ayatollah o, se vogliamo, nordcoreana che poco si sposa con una democrazia, per quanto imperfetta, come quella italiana.

Carlotta Visentin

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