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Guerra al terrorismo islamico: Africa, una bomba a orologeria

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In occidente si parla tanto di lotta al terrorismo islamico e si è concentrati su quello che accade in Medio Oriente. Anche i media coprono praticamente solo i fatti che accadono in quella regione tralasciando completamente quello che probabilmente sarà il prossimo e più difficile campo di battaglia con il terrorismo islamico: l’Africa.

Per esempio, nessun media occidentale ha parlato dell’attacco di Boko Haram in Camerun avvenuto il 30 giugno dove hanno perso la vita 11 persone. Eppure il fatto che il gruppo terrorista nigeriano attacchi il Camerun dovrebbe quantomeno destare qualche preoccupazione nelle intelligence occidentali e nella grande schiera di analisti che si alternano in TV. Si ha la netta impressione che in occidente si sottovaluti parecchio il fronte africano della lotta al terrorismo islamico. Si crede erroneamente che la questione sia ristretta alla sola Libia quando invece lo Stato Islamico e gli altri gruppi terroristici islamici stanno ampliando la loro azione a tutta l’Africa occidentale, dal Camerun fino alla Mauritania.

Enormi flussi di denaro dai Paesi arabi

africa-occidentaleMa l’insinuazione dello Stato Islamico in Africa occidentale è solo l’ultima conseguenza di una operazione di conversione ed estremizzazione che va avanti ormai da diverso tempo in tutta la regione interessata da enormi flussi di denaro provenienti dai Paesi arabi del Golfo e anche dall’Iran che finanzia i tanti piccoli gruppi sciiti. Il grosso dei flussi di denaro destinati alla costruzione di moschee e di scuole islamiche arriva dall’Arabia Saudita e dal Qatar. Si sta parlando di centinaia di milioni di dollari che non vengono usati per lo sviluppo, come sarebbe logico da queste parti, ma unicamente per fare proselitismo, per costruire moschee anche nei luoghi più sperduti e per la costruzione di centinaia di madrasse, le scuole islamiche che puntano alla estremizzazione delle nuove generazioni. Quello a cui si assiste in Africa occidentale è un vero e proprio piano di conquista islamica silenzioso e pertanto estremamente subdolo che avviene sotto gli occhi disinteressati dell’occidente e la interessata compiacenza di ampi settori della politica africana.

E’ in questo terreno estremamente fertile che si sta insinuando lo Stato Islamico anche grazie al complice silenzio degli oscuri finanziatori arabi. Nel giro di pochi anni l’Africa occidentale ha visto una esplosione di centri islamici che predicano il wahabismo con la conseguenza che una fetta sempre più importante di popolazione, in particolare i giovani, si è convertita al fanatismo islamico e alla Jihad. In questo contesto per l’ISIS è come affondare un coltello caldo nel burro.

Al-Baghdadi sta perdendo il Medio Oriente ma si espande in Africa

Se è vero che Abu Bakr al-Baghdadi sta perdendo terreno in Medio Oriente è però altrettanto vero che in Africa sta facendo una galoppata trionfante ed è plausibile che il Califfo a capo dello Stato Islamico stia imbastendo la sua strategia di un “ISIS 2.0” proprio su questo terreno. Disinteressarsi di quanto sta avvenendo in Africa è l’errore più grande che può fare l’occidente. Sottovalutare il pericolo che sta arrivando dal continente africano è un vero suicidio. Ma a quanto pare le intelligence occidentali non coprono adeguatamente queste aree e le notizie che arrivano alle cancellerie europee e alla Casa Bianca sono frammentarie e poco precise. Anche parlando con diplomatici occidentali in loco si ha l’impressione che non si rendano conto di quanto sta avvenendo sotto i loro occhi, non si capisce bene se per sottovalutazione o proprio per mancanza di informazioni. Anche gli alert che riguardano queste aree sono ridotti al lumicino mentre l’ostilità verso gli stranieri cresce in maniera palpabile ogni giorno di più. Eppure basterebbe parlare con i tantissimi cooperanti che operano in loco per conto delle ONG occidentali per avere subito il polso della situazione, una situazione che sta velocemente degenerando. Ma sembra che tutto questo non riguardi l’occidente, troppo preso da quello che avviene in Medio Oriente.

L’Africa e in particolare i settori nord e nord-occidentale sono una vera e propria bomba a orologeria il cui timer è già stato attivato senza che nessuno cerchi di disinnescarlo. E’ una assurdità che rischia di costarci parecchio cara in un futuro molto prossimo. Il concetto di “non interferenza” tanto caro ai terzomondisti si sta rivelando un boomerang che rischia di colpirci in pieno viso se non facciamo qualcosa in fretta, molto in fretta.

Scritto da Claudia Colombo

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