Guerra all’islam integralista: è il momento che l’Europa faccia la sua parte

islam europa

La guerra in Mali è solo la prima parte di una guerra molto più ampia all’islam integralista, violento e barbaro che sta prendendo sempre più piede nel continente africano e, di riflesso, in quello europeo. Se l’Europa non capisce questo allora dovrebbero andare tutti a casa.

E si, perché non è possibile separare i fatti che avvengono in Africa da quelli che conseguentemente, nel breve e nel lungo periodo, avvengono in Europa. E’ stupido e ingenuo pensare che siano questioni che riguardano prettamente l’Africa. Lo hanno capito i francesi ma, purtroppo, non lo hanno capito i burocrati di Bruxelles. La risposta europea alla richiesta di aiuto francese è stata scomposta, insufficiente e persino vergognosa i alcuni casi.

Alla base di tutto c’è sempre quella terribile paura del terrorismo islamico che sostanzialmente tiene letteralmente in ostaggio un gran numero di Paesi. Se si aiuta la Francia si finisce nel mirino dei terroristi islamici e questo lo sanno bene tutti i politicanti europei. Allora molto meglio tenersi lontano da certe beghe, arrendersi alle minacce islamiche, cedere la sovranità ai terroristi. E si, perché di questo si tratta: si cede la sovranità dei nostri Paesi “democratici” a un manipolo di invasati vigliacchi che minacciano di colpire i civili e gli inermi se non si fa quello che dicono loro.

Basti vedere il comportamento che l’Europa ha tenuto nel corso degli anni (non solo ultimamente) con il terrorismo palestinese per capire come la pensano certi politicanti. Lo hanno tollerato, persino finanziato ed armato e in cambio non sono stati colpiti. Persino la titubanza europea di iscrivere Hezbollah nel libro nero delle organizzazioni terroristiche è il frutto di una paura ben radicata di finire nel mirino del terrorismo islamico.

Si può andare avanti così? Si può continuare a cedere a questi ricatti? Si può, come ha fatto la Gran Bretagna, arrivare addirittura ad ammettere un sistema giudiziario parallelo che applica la Sharia, solo per far contenti gli estremisti islamici ed evitare così “ripercussioni”? No, non si può fare e la strada intrapresa dalla Francia (e dall’Australia), quella cioè di incarcerare ed espellere coloro che non rispettano le regole democratiche e che non si integrano con i nostri valori, è la strada giusta. Come è la strada giusta quella di andare a intervenire direttamente “alla fonte” come sta facendo la Francia in Mali e come si era iniziato a fare in Afghanistan. E non sto parlando del concetto di “esportazione della democrazia” ma del concetto che “prevenire è meglio che curare”.

Per troppo tempo si sono lasciati scorazzare in terroristi in Africa, per troppo tempo ci si è girati dall’altra parte di fronte alle stragi di cristiani in Nigeria e alla discriminazione nel nord Africa post “primavere arabe”. Per troppo tempo si è lasciata la Somalia in balia di queste bestie. Per troppo tempo si è fatta passare l’idea che per non subire attentati in Europa era necessario trattare con i peggiori gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah. E’ ora di porre fine a questo assurdo paradosso che per non combattere occorra arrendersi preventivamente.

Il Mali deve essere solo la prima tappa di una nuova lotta globale al terrorismo islamico, un terrorismo che per finanziarsi contrabbanda tonnellate e tonnellate di droga in Europa (cocaina da Hezbollah via Sud America e Africa occidentale ed eroina dai talebani via Iran e Turchia), un terrorismo che non esita a massacrare civili inermi nel nome di Allah e che conosce solo il linguaggio della forza.

Certo, per fare questo ci vorrebbero governanti forti, non certo come Obama e la Ashton sempre pronti a genuflettersi ai diktat islamici e addirittura a favorirli e a imporli agli altri. Ma se un governante di sinistra come François Hollande lo ha capito, allora forse qualche speranza c’è ancora.

Miriam Bolaffi

© 2013, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata

Recommended articles