Hamas: prudenza oppure chiudere i conti? Il dilemma israeliano

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Con Hamas bisogna chiudere i conti in maniera definitiva oppure occorre avere prudenza anche considerando l’impatto mediatico che potrebbe avere un intervento di terra risolutivo? E’ questa la domanda che arrovella le menti del popolo di Israele dove non mancano anche importanti distinguo.

La storia ormai ci ha insegnato due cose. La prima è che Hamas non sarà mai disposto ad accettare Israele e a rinunciare al suo obbiettivo primario che è quello di distruggere Israele e questo spinge a una soluzione definitiva del problema. Il secondo importante insegnamento è che non sempre Hamas è il male peggiore per Israele. Se non altro, specie dopo le decisioni egiziane, è ormai un nemico alle corde che non può nuocere più di tanto specialmente se si rafforza la ANP in accordo con Egitto e Arabia Saudita. Questo spinge ad avere prudenza nei confronti di una soluzione definitiva.

Questa mattina Efraim Halevy scrive su Yedioth Ahronoth che per Israele è meglio avere Hamas a Gaza piuttosto che l’ISIS (o ISIL che dir si voglia). Vero, ma non risulta che al momento ci siano forze dell’ISIS a Gaza mentre certamente c’è la Jihad Islamica. Non è la stessa cosa, prima di tutto perché la Jihad Islamica è finanziata e armata dall’Iran, nemico dell’ISIS, poi perché sebbene indebolito Hamas riesce ancora ad imporre la propria volontà alla Jihad Islamica cosa che non riuscirebbe a fare con l’ISIS. Paradossalmente quindi una eliminazione di Hamas favorirebbe la Jihad Islamica e quindi l’Iran.

E’ anche vero però che di recente c’è stato un forte riavvicinamento di Hamas all’Iran sancito da un accordo firmato lo scorso 22 maggio a Doha, in Qatar. Questo riavvicinamento si vede anche dalle mosse che in questi giorni sta facendo il capo di Hamas, Khaled Mashaal, anche ieri in Turchia per concordare un sistema per far arrivare a Gaza le armi e i dollari iraniani. Insomma, il quadro di alleanze e movimenti dei gruppi terroristici di Gaza è talmente in evoluzione che qualsiasi mossa azzardata rischierebbe di peggiorare le cose piuttosto che risolvere il problema.

Come fare quindi tenendo anche in considerazione il fatto che la popolazione del sud di Israele non può continuare a vivere in queste condizioni (ieri c’è stata una manifestazione a Sderot dove si è chiesto con forza una soluzione definitiva al problema)? Il dibattito in Israele è molto accesso e per la prima volta si ha l’impressione che nemmeno il Governo sappia esattamente cosa fare. Le cose cambiano talmente velocemente che è impossibile pianificare obbiettivi certi. E una operazione militare non può essere fatta senza avere un obbiettivo certo da raggiungere.

Ieri Netanyahu ha lanciato un ultimatum ad Hamas, ma nel caso l’ultimatum venga disatteso quale sarebbe l’obbiettivo finale di una invasione di terra di Gaza? Occupare di nuovo Gaza? Non sembra il caso. Eliminare Hamas e riconsegnare Gaza alla ANP? Il rischio sarebbe che dopo poco tempo tutto torni come prima. Eliminare la Jihad Islamica e lasciare il governo ad Hamas? Cosa cambierebbe?

Come si vede quindi qualsiasi cosa si faccia si rischierebbe che tutto si ritorca contro Israele. Per non parlare poi dell’impatto mediatico che una azione del genere avrebbe sui media occidentali, silenti sulle centinaia di missili che piovono su Israele ma sempre prontissimi a dare risalto alle reazioni israeliane.

Adesso sto per dire una cosa che farà gridare allo scandalo parecchia gente ma la dico comunque. La soluzione del problema di Gaza non può prescindere da un accordo sottobanco tra Israele, Egitto e Arabia Saudita. Questo per la famosa legge che dice “il nemico del mio nemico è un mio amico”. E oggi chi sono veramente i nemici più temibili per Israele? Tre nomi: Iran, Turchia e Qatar (l’ISIS per il momento lo lasciamo fuori). E chi forma all’interno del mondo islamico il blocco contrapposto a quello formato da Egitto e Arabi Saudita? Sempre Iran, Turchia e Qatar.

Israele non può non tenere conto di questa nuova situazione in Medio Oriente e non può non approfittarne, specialmente della nuova situazione venutasi a creare in Egitto. Quindi, prima di urlare “eliminiamo Hamas” pensiamo bene a come fare per raggiungere questo obbiettivo. Entrare a Gaza con l’esercito e i Merkawa eliminerebbe definitivamente il problema ma potrebbe aprire una voragine di altri problemi di cui al momento e senza un piano politico preciso non ne conosciamo le conseguenze.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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