Hamas vuole una tregua di cinque anni, ma non offre garanzie

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Uno dei maggiori leader di Hamas, Abu Marzouk, è volato ieri in Qatar per discutere con il leader del gruppo terrorista palestinese, Khaled Mashal, l’ipotesi di una tregua di lungo termine – si parla di cinque anni – con Israele. Lo riferisce il giornale palestinese Al-Quds.

Secondo quanto si apprende la proposta, sostenuta da Qatar e Turchia, prevede una tregua di cinque anni in cambio della costruzione di un porto a Gaza che però dovrebbe essere sotto il controllo israeliano o internazionale. Oltre a questo Israele si dovrebbe impegnare a togliere il blocco su alcune merci in ingresso a Gaza (e convincere l’Egitto a fare altrettanto). In sostanza è la stessa proposta avanzata mesi fa proprio da Qatar e Turchia con la sola differenza che verrebbe accettato un controllo esterno sul porto.

Da diversi mesi si parla di trattative segrete tra Hamas e Israele, trattative sempre smentite da Gerusalemme che già in passato aveva rigettato l’ipotesi di costruire un porto per Gaza. Non è chiaro quindi se in quanto affermato dai media palestinesi ci sia qualcosa di vero. L’unica cosa certa è che Hamas fatica sempre di più a mantenere il controllo sulla Striscia di Gaza e che ha bisogno di allentare la morsa imposta da Israele ed Egitto.

Cinque anni di tregua. E dopo?

L’idea di avere un lungo periodo di tregua è certamente allettante per tutti, ma la domanda che rimane sospesa a mezz’aria è: cosa succede dopo? Hamas rinuncerà alla lotta armata e alla volontà di distruggere Israele oppure ci ritroveremo un gruppo terrorista più armato che mai pronto a scatenare l’ennesima guerra contro Israele? Se questi ipotetici cinque anni di pace devono servire a rafforzare Hamas non ne vediamo l’utilità, anzi, è una ipotesi del tutto suicida che speriamo il Governo israeliano voglia valutare attentamente, anche perché in tutto quello che si scrive su questa fantomatica “trattativa” tra Israele ed Hamas si parla solo delle concessioni ai terroristi ma non si fa alcun cenno alla contropartita per Israele. E’ c’è un’altra domanda che aleggia nell’aria: cosa ne sarà degli altri gruppi terroristici che operano a Gaza, uno su tutti la Jihad Islamica finanziata e armata da Teheran? Verranno eliminati o continueranno a perseguire una politica indipendente da quella di Hamas? Insomma, quali garanzie ci sono che Hamas non continui con il suo terrorismo magari nascondendosi dietro ad altre sigle come è successo nei giorni scorsi con i missili lanciati verso il sud di Israele per i quali è stato incolpato un gruppo legato allo Stato Islamico?

Insomma, abbiamo l’impressione di essere davanti all’ennesima farsa mediatica messa in piedi da Hamas e dai suoi complici, Turchia e Qatar, una farsa dove si chiede molto senza dare in cambio nulla se non la promessa di una pace momentanea che servirà solo ai terroristi islamici per rafforzarsi in un momento in cui stanno perdendo consenso. Ma davvero vogliamo fargli questo piacere?

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F.

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