Hezbollah: l’Europa non decide

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Mentre dalla Bulgaria arriva la notizia che nei prossimi giorni verranno consegnate altre prove del coinvolgimento di Hezbollah nell’attento di Burgas che costò la vita a cinque turisti israeliani, l’Europa continua a fare orecchie da mercante.

Un nutrito gruppo di Governi Europei che segue la linea politica di Catherine Ashton ha infatti “deciso di non decidere” in merito all’inserimento del gruppo terrorista libanese nella blacklist dei gruppi terroristici europea, un inserimento che comporterebbe l’impossibilità per le aziende europee di fare affari con Hezbollah. La scusa adottata per seguire questa linea è che “l’inserimento di Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici potrebbe alimentare le tensioni in Medio Oriente”.

In realtà le prove che Hezbollah sia un gruppo terrorista e che con la sua rete sia uno dei maggiori importatori di cocaina dal Sudamerica, poi introdotta proprio in Europa, ce ne sono a bizzeffe. Non solo, è provata anche la sua partecipazione alla repressione attualmente in atto in Siria. Cos’altro voglia l’Europa davvero non si capisce.

La triste verità è che non c’è la volontà politica di inserire Hezbollah nella lista nera europea dei gruppi terroristici perché, prima di tutto, potrebbe sembrare un favore fatto a Israele il che fa a cazzotti con la linea fortemente anti-israeliana di Catherine Ashton. In secondo luogo molti governi temono ripercussioni di tipo terroristico il che, di fatto, li rende schiavi degli stessi terroristi che così possono continuare a dettare legge come e quanto vogliono.

Nel frattempo continua la “farsa UNIFIL”. Non si capisce davvero cosa ci stiano a fare migliaia di militari dell’Onu nel sud del Libano. In teoria dovrebbero impedire il riarmo di Hezbollah, in realtà questo non solo non è avvenuto ma addirittura la loro presenza ha impedito e sta impedendo a Israele di agire in tal senso. Insomma, sono più un ombrello per Hezbollah che una forza di controllo.

Sarah F.

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