Hezbollah: “non vogliamo una guerra”. Ma Israele sta decidendo cosa fare

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Nella serata di ieri Hezbollah ha fatto arrivare un messaggio a Israele e lo ha fatto attraverso i canali dell’UNIFIL: l’attentato contro i militari israeliani (costato la vita a due soldati IDF) era solo una vendetta (occhio per occhio dente per dente) in risposta all’attacco del 18 gennaio scorso dove morirono diversi operativi di Hezbollah è un generale iraniano. Ma Hezbollah non è intenzionato a innescare una escalation con Israele.

Nel messaggio, consegnato attraverso il Gen. Luciano Portolano dell’UNIFIL, Hezbollah specifica anche che l’attacco è partito da fuori della cosiddetta “Linea Blu”, una precisazione non casuale perché delegittima qualsiasi reazione su vasta scala di Israele e in qualche modo tira fuori il Libano da eventuali ritorsioni israeliane.

Tutto chiuso quindi? Nemmeno per idea, la cosa non è così semplice. In primo luogo il fatto che l’attacco sia partito da fuori della “Linea Blu” è tutto da verificare, anzi, le rilevazioni dei tecnici dell’IDF e le fonti di intelligence in loco tenderebbero ad escluderlo. In secondo luogo, e la cosa è davvero assurda, all’interno della Linea Blu non ci dovrebbero essere armi o gruppi armati (risoluzione 1701 dell’Onu) mentre invece Hezbollah vi opera tranquillamente e sposta continuamente reparti e convogli di armi, il tutto sotto gli occhi di UNIFIL. Infine, se le parole hanno un senso, nelle ultime settimane Hezbollah ha più volte minacciato di attaccare Israele (l’ultima volta pochi giorni fa)e l’attacco di ieri è terribilmente vicino a un atto di guerra, qui c’è ben poco da discutere.

La pensano così anche a Gerusalemme. Ieri sera il primo ministro Benjamin Netanyahu ha tenuto consultazioni con il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon, con il capo di stato maggiore dell’IDF Benny Gantz, con il capo dello Shin Bet Yoram Cohen e altri rappresentanti delle forze di sicurezza di Israele per decidere la risposta da dare a Hezbollah. L’attacco di ieri viene considerato a tutti gli effetti un atto di guerra partito dal territorio libanese dove il termine “partito dal territorio libanese” assume particolare importanza. Le giravolte di Hezbollah per tirare fuori il Libano dalla responsabilità di quell’attacco non servono a nulla. Netanyahu a riguardo è stato chiaro: «da molti mesi l’Iran sta cercando di aprire attraverso Hezbollah e il regime di Damasco un nuovo fronte sulle Alture del Golan. Israele considera responsabili degli attacchi che partono dal loro territorio sia Damasco che Beirut e agirà di conseguenza».

Non ci è dato di sapere cosa abbiano deciso ieri sera i vertici della sicurezza e come risponderanno a questo atto di guerra. Una fonte da Beirut ci ha riferito che nei quartieri sciiti di Beirut Sud la gente sta andando via memori del fatto che quelli sono sempre i primi quartieri ad essere colpiti in caso di conflitto. Sinceramente non pensiamo che si stia andando verso un conflitto su larga scala, ma scommettiamo sul fatto che Israele in qualche modo vendicherà la morte dei due soldati israeliani.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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