I media del Premier scatenati nelle menzogne: occorre reagire

Televisioni, radio, siti internet, persino aggregatori di news dedicati. Il regime sta mettendo in moto tutta la sua potentissima macchina da guerra per convincere gli italiani (i tantissimi che non hanno internet) che l’aver ottenuto la fiducia in Parlamento è stata una vittoria vera e non una vittoria di Pirro per di più comprata anche a caro prezzo (che chiaramente finiremo per pagare noi).

Ieri Marco Travaglio ricordava su Il Fatto Quotidiano quello che diceva Montanelli quando Berlusconi entrò in politica: “oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul Palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”. Mai parole furono così tremendamente preveggenti. Il bombardamento mediatico che racconta balle colossali e una Italia che proprio non esiste, è arrivato a livelli mai visti prima. Mentono (sapendo di mentire) con una spudoratezza talmente imbarazzante che a volte rasentano persino l’insulto all’intelligenza.

Però non sarebbe giusto dare tutte le colpe di questa situazione a Berlusconi. La sinistra ha avuto il tempo e il modo di regolamentare il conflitto di interessi e non lo ha fatto. Per due volte il Governo è stato in mano di Romano Prodi e di leggi sul conflitto di interesse non se ne sono viste, anzi, non si è nemmeno minimamente parlato di farle nonostante fossero state promesse in campagna elettorale. In fondo Berlusconi fa il suo lavoro, approfitta della dabbenaggine degli altri.

Ora però siamo in una situazione davvero al limite del golpe, una situazione che ricorda molto da vicino quello che fanno regimi come quello di Chavez, di Putin e di Ahmadinejad: il controllo pressoché totale sui media e chi non è d’accordo viene distrutto (per il momento da noi solo moralmente e non fisicamente). Il culmine si è raggiunto questa mattina quando il direttore del TG COM, Paolo Liguori, durante una trasmissione su Radio 101, ha accusato senza mezze parole la sinistra di essere dietro agli scontri di Roma. Il messaggio, per niente subliminale, lanciato da Liguori è di una pericolosità estrema e non solo perché non si basa su fatti accertati ma soprattutto perché si basa sulla menzogna strumentale. E’ l’esempio lampante di come lavora la macchina mediatica del Premier.

Ora il problema è come porre rimedio a questa incredibile anomalia democratica tutta italiana. E’ chiaro che fino a quando Berlusconi rimarrà al potere (e credo che ci rimarrà ancora a lungo a dispetto delle previsioni) di fare una legge sul conflitto di interessi nemmeno se ne parla. Mica è scemo il Premier!!! L’unico modo di contrastare questo strapotere rimane quindi la rete e la libera informazione, almeno fino a quando non metteranno il bavaglio anche a questa. Berlusconi  lo sa benissimo ed è per questo che il piano per portare l’ADSL in tutto il paese è stato praticamente dimenticato. Non è un caso che l’Italia sia il Paese dove ci sono il maggior numero di chiavette per il collegamento mobile a internet, certo una comodità per chi viaggia ma non per chi vuole accedere a internet in tutta libertà.  Ecco, bisogna iniziare da qui per contrastare lo strapotere mediatico del Premier, da internet e dalla libera informazione. La speranza rimane sempre che venga implementata una buona legge sul conflitto di interessi, ma bisognerà aspettare che vada al potere la sinistra o una destra moderata e onesta e sperare che la dabbenaggine dimostrata in passato venga superata. Nel frattempo bisognerà lottare per impedire che venga messo il bavaglio alla rete, cosa che probabilmente tenteranno di fare prima possibile. Non sarà facile, ma è l’unica speranza che ci rimane per rimanere un Paese democratico.

Carlotta Visentin

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