I motori della intifada

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Mi sembra di essere ripiombato indietro nel tempo, di essere tornato improvvisamente a quando non sapevi se potevi prendere un autobus, se potevi girare per Tel Aviv o quando le famiglie mandavano i loro figli a scuola su autobus diversi così se uno saltava in aria l’altro si poteva salvare. Questa è l’aria che si respira tra la gente di Tel Aviv in questi giorni.

Ieri sera si parlava tra amici della situazione e la prima cosa che è emersa da questa conversazione è che l’impressione generale perfettamente palpabile è che il Governo abbia perso il controllo della situazione e che il Premier non sappia che pesci prendere.

Francamente nessuno tra i miei interlocutori pensa che Israele sia responsabile di quello che sta avvenendo. Eppure ieri sera ho sentito Alex Fishman (giornalista di Yedioth Ahronoth) parlare di “frustrazione palestinese” come causa di questa situazione. Ma frustrazione per cosa? Per le condizioni in cui vengono tenuti dalla ANP e dal Hamas? E cosa c’entra Israele? Ma fatemi l piacere. I motori di questa “strana intifada” sono altri e sono tutti interni al mondo palestinese. Le uniche cose che hanno in comune sono l’odio verso Israele e il fanatismo religioso abilmente usato da Abu Mazen e fatto proprio da Hamas.

I palestinesi dovrebbero essere frustrati perché dopo che per 40 anni sono stati sommersi letteralmente di oro e dollari si trovano ancora in una condizione da terzo mondo e non certo per colpa di Israele. Se c’è qualcuno con cui se la dovrebbero prendere questi sono i loro leader. Ma l’odio è talmente radicato che sono in pochi a pensare questo. Tutti gli altri seguono come pecore le direttive dei capi.

E qui veniamo al vero punto della questione, ai motori della intifada e ai mandanti degli attentati che stanno insanguinando Israele e incuneando nella gente comune quel senso di insicurezza che si respira girando per Tel Aviv. Se il leader della Autorità Palestinesi, Abu Mazen, incita continuamente all’odio religioso e razziale, se Hamas rivendica in maniera spudorata la paternità degli attentati, il Governo israeliano non può fermarsi alla semplice condanna verbale, deve colpire il motore della intifada e deve farlo in maniera decisa e inequivocabile. E se qualcuno dall’estero (leggi Mogherini e Kerry) prova a dire qualcosa gli si chieda del perché quando Abu Mazen incita all’odio se ne sta zitto o perché quando Hamas rivendica gli attentati non proferisce nemmeno una parola di condanna.

Ma ho l’impressione, che non è solo mia, che davvero il Governo israeliano sia bloccato, quasi paralizzato dalle pressioni internazionali.

E a proposito, sempre ieri ho sentito un dirigente europeo parlare di “pericolo simpatia per l’ISIS” da parte dei palestinesi e che quindi per scongiurare questa eventualità bisognerebbe ascoltare le pretese palestinesi. Non credo molto a questo mantra che sta diventando l’ISIS. I palestinesi non hanno bisogno di simpatizzare per lo Stato Islamico per manifestare tutta la loro prepotenza e l’odio verso Israele. Anzi, penso che questa storia stia diventando una scusa e a volte persino un alibi.

I motori di questa vampata terroristica sono davanti agli occhi di tutti e non abbiamo bisogno di andare a scomodare l’ISIS. I mandanti hanno nome e cognome, si chiamano Abu Mazen e Hamas. Adesso bisogna solo scegliere se lasciarli fare o reagire e colpirli.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Aaron M. F.

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