Il califfato di Gaza che piace al nuovo Re saudita

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La scorsa settimana il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, ha lanciato un appello all’Arabia Saudita affinché sostituisse l’Egitto come negoziatore tra Hamas e Fatah. Haniyeh accusa gli egiziani di aver inserito Hamas nella lista nera dei gruppi terroristi e di favorire esclusivamente Fatah.

L’appello di Ismail Haniyeh è stato prontamente raccolto dal nuovo Re saudita, Salman dell’Arabia Saudita il quale, a differenza del suo predecessore, Re Abd Allah, ha detto di considerare Hamas come una componente importante del mondo arabo e si è detto disponibile. La scelta di Re Salman è diametralmente opposta a quella fatta a suo tempo da Re Abd Allah, il quale con una coraggiosa scelta aveva deciso di appoggiare il Presidente egiziano, Al-Sisi, nella sua guerra alla Fratellanza Musulmana di cui Hamas fa parte. Anzi, per essere onesti denota una netta inversione della politica saudita, un ritorno al non troppo lontano passato quando l’Arabia Saudita era il principale sponsor del terrorismo islamico. D’altra parte Re Salman al suo insediamento aveva fatto intuire che l’Arabia Saudita sarebbe tornata alle sue radici, applicazione ferrea della Sharia, nessuna apertura al progresso e ai Diritti, appoggio a quei gruppi che si riconoscono nelle fondamenta della monarchia assoluta saudita, una posizione quella di Re Salman che si scontra con il nuovo Islam chiesto dal Presidente egiziano Al-Sisis e che aveva visto il vecchio Re saudita, Abd Allah, schierarsi al suo fianco.

Cosa comporta tutto questo? Lo spiega uno dei maggiori esponenti di Fatah in Cisgiordania, Amin Makbul, il quale in una intervista al Jerusalem Post afferma che «Hamas sta cercando di ottenere il coinvolgimento saudita nelle questioni palestinesi al fine di tagliare fuori l’Egitto. Il loro intento non è quello di arrivare all’unità palestinese – continua Amin Makbul – ma quello di creare un califfato a Gaza (lui lo chiama emirato n.d.r.)».

Ora, è chiaro che l’idea di un califfato islamico a Gaza piace tantissimo al Re saudita perché ricalca perfettamente le sue richieste, cioè applicazione ferrea della Sharia, una sorta di monarchia assoluta che si identifica in un califfo, blocco di qualsiasi riforma volta ad aumentare la fruizione dei Diritti. La cosa buffa è che quello che piace tanto a Re Salman dell’Arabia Saudita e che probabilmente è sempre stato nei piani di Hamas, risulta essere incredibilmente simile a quello che sta facendo lo Stato Islamico in Siria e Iraq, cioè un vero e proprio califfato, Stato Islamico che viene combattuto ufficialmente proprio dall’Arabia Saudita.

Mi sembra quindi che ci sia qualcosa che non torna in tutto questo. Come si può combattere lo Stato Islamico e allo stesso tempo appoggiare Hamas quando gli obbiettivi sono gli stessi? Sarà vero che l’Arabia Saudita combatte lo Stato Islamico anche considerando che proprio l’ISIS in questo momento è la spina nel fianco del nemico mortale dei sauditi, l’Iran sciita? Lasciateci avere qualche perplessità.

In questo contesto in continua evoluzione si inserisce l’idea del Presidente americano, Barack Hussein Obama, di attribuire ai Paesi del Golfo la qualifica di “alleato della NATO”, fatto questo che permetterebbe ai Paesi della NATO (e in particolare agli USA) di vendere armi e sistemi d’arma avanzati ai Paesi arabi del Golfo. Non vorremmo scoprire tra qualche tempo che quelle armi sono puntate su Israele e sulle democrazie occidentali. E’ già successo (vedi per esempio i talebani afgani) e onestamente ci aspetteremmo che si faccia tesoro degli errori fatti in passato. Oltretutto, visto che il Re saudita non fa mistero delle proprie mire e delle proprie idee, consegnargli anche miliardi di dollari di armi avanzate sarebbe un suicidio.

E vogliamo considerare la gente di Gaza? Da anni sono ostaggio di Hamas e hanno dovuto subire ben tre guerre scatenate dai terroristi islamici. Adesso gli si prospetta addirittura l’ipotesi del Califfato islamico. Peccato che ai cosiddetti “pacifisti” di queste cose non importi nulla. A loro interessa solo appoggiare Hamas in chiave anti-israeliana o, più propriamente, in chiave antisemita. Se poi la gente di Gaza muore di fame e vede ogni giorno i propri Diritti calpestati da Hamas, poco importa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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