Il Kurdistan libero fa più paura del ISIS

By , in Report e analisi on . Tagged width: , , , ,

La città di Tal Abyad, nodo strategico in Siria e roccaforte del ISIS, sta per cadere nelle mani delle milizie curde. Lo dice Redur Khalil, portavoce del YPG, il principale gruppo curdo in Siria che da mesi combatte una guerra senza quartiere contro lo Stato Islamico riconquistando un pezzo dietro l’altro e questo nonostante non abbia alcun supporto internazionale a dimostrazione che l’ISIS si combatte sul terreno e non con le parole.

La conquista da parte dei curdi della città di Tal Abyad sarebbe un colpo durissimo per il Califfato. Secondo quanto riferito da Redur Khalil in una intervista telefonica con la Associated Press i terroristi islamici del ISIS sarebbero in fuga e molti di loro sarebbero già rifugiati in Turchia (chissà perché questo non ci sorprende). La conquista delle città siriana di Tal Abyad vorrebbe dire tagliare di netto la linea dei rifornimenti che dalla Turchia giungono allo Stato Islamico e potrebbe veramente mettere in difficoltà i terroristi islamici.

Kurdistan da solo contro l’ISIS

Ma non bastano le vittorie dei peshmerga curdi a spronare il resto del mondo a intervenire. Non basta il fatto che, sia in Iraq che in Siria, il Kurdistan ottenga una vittoria dietro l’altra dimostrando che i terroristi islamici sono tutto fuorché imbattibili per far ottenere al Kurdistan stesso quella attenzione e quel supporto che meriterebbe. Il mondo continua a ignorare questi combattenti e preferisce armare l’inutile esercito iracheno etero-diretto da Teheran piuttosto che fornire ai curdi i mezzi necessari per combattere la guerra contro lo Stato Islamico.

Il Kurdistan libero fa paura

La verità è che le vittorie dei peshmerga curdi rafforzano le ambizioni indipendentiste del Kurdistan e questo non piace né alla Turchia e neppure all’Iraq e all’Iran. Su questo sono tutti d’accordo, persino Obama che invece aveva puntato tutto sulle milizie sciite per combattere i sunniti del ISIS. Ma la capacità quasi soprannaturale del Presidente americano di scegliere sempre il cavallo sbagliato non è più solo proverbiale, è una certezza matematica. Eppure dal leader della più potente nazione democratica del mondo ci si aspetterebbe ben altro,ma evidentemente Obama preferisce coltivare buoni rapporti con la Turchia alleata ormai palese dello Stato Islamico, e con l’Iran, ambedue contrari a un Kurdistan libero e indipendente. E così le armi ai curdi arrivano con il contagocce, spesso armi vecchie risalenti alla seconda guerra mondiale. Eppure i peshmerga continuano a vincere una battaglia dietro l’altra dimostrando che le chiacchiere stanno a zero e che quello che conta è combattere il nemico sul terreno. Nemmeno i potentissimi Hezbollah libanesi affiancati dai pasdaran iraniani sono riusciti in quello in cui stanno riuscendo i curdi.

Pensare a riconoscere il Kurdistan

Altro che Palestina, il mondo dovrebbe cominciare a pensare di riconoscere l’indipendenza di un popolo vero e con una storia millenaria, quello curdo, un popolo con una sua storia, una propria lingua e proprie tradizioni che da solo sta tenendo testa all’esercito del califfato nonostante tutti gli remino contro. La questione dell’indipendenza del Kurdistan non può essere più rimandata, i curdi se lo meritano.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

[glyphicon type=”euro”] Sostieni Rights Reporter

© 2015, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata