Il lucroso marketing antisemita di Grillo

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Imperversano le polemiche sul post di Grillo nel quale il pluri-pregiudicato ex comico genovese deturpa una passaggio di Primo Levi e mette un fotomontaggio dell’ingresso di Auschwitz  opportunamente modificato per l’occasione.

Qualcuno ha avuto l’ardire di affermare che in fondo era stata solo una “piccola svista” e che non c’è nulla di antisemita in quel post. Beh si sbaglia. A parte che c’è moltissimo di antisemita in quel post, un antisemitismo che il M5S ha nel DNA. Ma quello che nessuno dice è che con molta probabilità Grillo, che non è uno stupido, lo ha fatto apposta. Altro che svista.

Provate a pensare a quanto ha guadagnato Grillo con le visite a quel post. Non è facile stabilirlo con certezza anche perché il sig. Grillo che predica chiarezza razzola male e non ha mai detto con chiarezza quanto guadagna. Ci hanno provato in tanti a fargli i conti in tasca, a partire da Panorama e da Milena Gabbanelli, ma su questo il pregiudicato ex comico tiene duro e non fiata. Parliamo comunque di migliaia di euro al giorno, soldi che raggiungono il picco massimo quando, come ieri, pubblica post particolarmente virali.

Intelligente Grillo, ha fatto dell’antisemitismo non solo una base fondante del suo movimento, ma anche un lucroso business che gli rende migliaia di euro al giorno.

E allora non c’è nessuna svista, nessun peccato di ingenuità, c’è solo un deliberato e cinico uso dell’antisemitismo a fini di lucro oltre che ideologico. Basti guardare alle reazioni della base alle giuste critiche della Comunità Ebraica. Grillo ottiene due risultati con una sola mossa, cementa la base e intanto guadagna soldoni.

Scritto da Bianca B.

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