Il Manifesto chiude? E chi se ne frega…

Oggi è una giornata tragica per “Il Manifesto”, giornale comunista per eccellenza, che lancia un appello per una sottoscrizione pubblica che gli permetta di rimanere in edicola. Il “collettivo del Manifesto” lamenta il fatto che il Governo abbia tagliato i fondi pubblici all’editoria “non profit” e che per questo il quotidiano rischi la chiusura.

A parte che non capisco bene cosa si intenda per “editoria non profit” dato che il Manifesto è un giornale a tutti gli effetti che quando si compra si paga. Ma poi sarebbe ora di finirla con questa storia dei finanziamenti pubblici all’editoria. Non capisco perché un giornale che viene letto pochissimo debba essere pagato da tutti, anche da coloro che lo detestano. Se un giornale vende e incassa rimane aperto, altrimenti chiude o passa a fare informazione online. E questo vale per tutti i giornali, non solo per il Manifesto.

Oggettivamente, viste anche le posizioni filo-arabe e talvolta antisemite del Manifesto, ce ne frega davvero poco che chiuda (se chiuderà) anche perché, come detto, ci sembra scorretto contribuire a mantenere in vita un giornale che detestiamo e che non compreremmo mai.

E poi diciamolo, il futuro dell’editoria è la rete. Continuare a mantenere in vita un marasma incredibile di giornali che nessuno legge ci sembra uno spreco inaccettabile di soldi pubblici e, quindi, di soldi nostri. Insomma, prima o poi doveva accadere. Mi chiedo piuttosto come sia possibile che a salvare Il Manifesto non siano corsi gli arabi. Loro di soldi ne hanno a iosa e viste le posizioni del quotidiano di sinistra gli farebbe proprio comodo continuare a mantenere la loro voce in italiano.

Tamara Rinaldini

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