Il mondo assuefatto alla violenza islamica. Svegliamoci

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Ieri, cioè il giorno prima della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, con un tempismo perfetto il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ricordato al mondo qual è lo status che l’islam riserva alla donne, quello cioè di esseri inferiori all’uomo e deputate solo a fare figli. Una violenza verbale inaudita. Articoli sui giornali ne sono usciti, ma di prese di posizioni e di proteste ufficiali nemmeno l’ombra tantomeno dal circuito femminista o da quella Europa dove la Turchia ambisce a entrare.

Solo pochi giorni fa in Danimarca si è assistito a una manifestazione islamica dove le bandiere nere dello Stato Islamico, ISIS, sventolavano allegramente protette dalla polizia. Qualche giorno prima il Grande Ayatollah Ali Khamenei twittava su come e perché distruggere Israele, una chiara dichiarazione di intenti. Ma la comunità internazionale invece di proferire parola o di pensare a come fermare questi assassini ieri sanciva praticamente la nascita di un Iran dotato di bombe atomiche. La settimana scorsa al grido di Allahu akbar due assassini sono entrati in una sinagoga a Gerusalemme compiendo un vero massacro. Reazioni? Minime, proprio il minimo sindacale. In compenso sono fioccate le giustificazioni proprio mentre si apprendeva che con i soldi della Unione Europea la Al-Quds University glorificava un terrorista che aveva ucciso una bimba di tre mesi e una giovanissima ragazza. Che dire poi della strage in Kenya di pochi giorni fa? Un massacro pianificato su basi religiose dalle milizie islamiche degli Al-Shabaab somali. Sentito nulla a parte qualche articoletto su alcuni media?

Abbiamo voluto fare il riassunto di quello che è successo solo nell’ultima settimana perché se dovessimo fare il resoconto degli ultimi mesi ci vorrebbe una specie di Wikipedia per farlo. La realtà dei fatti è che l’occidente si è assuefatto alle indicibili violenze islamiche, a partire da quelle commesse dal ISIS i cui video di decapitazioni e stragi di massa pianificate sono ormai entrati nel nostro quotidiano. Ormai non ci facciamo più caso anche se queste violenze aumentano ogni settimana. Ormai ne parliamo quasi distrattamente, anzi, a volte si arriva persino a giustificarli con le teorie più assurde o a sparlare del fatto che con questa gente bisognerebbe trattarci per capire da cosa deriva tutta questa sanguinaria violenza.

C’è qualcosa di malato in questo nostro mondo occidentale se non si replica alle parole di Erdogan oppure non si agisce contro Khamenei. C’è qualcosa di malato se non ci si indigna e non si fa nulla contro l’uccisione dei cristiani nelle chiese e dei rabbini nelle sinagoghe. Sembriamo quasi rassegnati a farci macellare, come un branco di pecore che buono buono si avvia verso la macellazione.

La paura è sempre quella di passare da islamofobi, quella paura che ci chiude la bocca di fronte alle più terribili stragi di matrice religiosa che la storia ricordi. Permettiamo manifestazioni a favore del ISIS perché vogliamo dimostrare di essere moderni e aperti senza renderci conto che gli stiamo consegnando in nostro mondo. Se in Europa ci fosse un Governo serio equiparerebbe le bandiere nere del ISIS a quelle con la croce uncinata di nazista memoria e vieterebbe qualsiasi manifestazione a favore dello Stato Islamico.

Invece li guardiamo distrattamente, come se la cosa non ci riguardasse, anzi, finanziamo pure le loro commemorazioni ai terroristi/martiri, permettiamo ai più sanguinari di loro di avere le bombe atomiche e stiamo zitti di fronte alle loro non casuali farneticazioni sulle donne.

L’islamofobia non c’entra nulla, se non apriamo gli occhi alla svelta ci ritroveremo come nel 39 quando all’improvviso scoprimmo cosa era in grado di fare il mostro nazista, quello stesso mostro a cui il mondo di allora si era assuefatto accettando le sue violenze e le sue leggi razziali. Proprio come sta accadendo oggi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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