Il pericoloso espansionismo sovietico di Putin (e dell’Iran)

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Putin non scherza con il suo espansionismo e se Putin non scherza non è una bella notizia per il mondo libero. Spiace per i tanti, troppi, estimatori dello Zar russo, ma per le democrazie e per i sistemi democratici l’espansionismo muscolare in stile sovietico che sta mettendo in mostra il capo del Cremlino non è proprio una bella notizia.

Ieri la conferma della notizia che Putin intende aprire/mantenere una base navale permanente a Tartus, in Siria, è stata solo la ciliegina sulla torta di una serie di notizie e indiscrezioni che vogliono la Russia lavorare per la riapertura di diverse basi militari in tutto il mondo, da Cuba all’Egitto passando per il Vietnam, Nicaragua, Venezuela, Singapore, e addirittura alle Seychelles. Non sono solo rumors, si tratta di una strategia ad ampio raggio di potenziamento militare che riguarda sia il Medio Oriente che il Sud America, una strategia tutt’altro che difensiva o di semplice salvaguardia degli interessi russi.

Gli accordi segreti e pubblici con Siria e Iran

La recente escalation della tensione tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Siria ha evidenziato come Putin stia lavorando alacremente per un potenziamento russo in Medio Oriente. Ma non solo, quello che si vede con molta probabilità è solo la punta dell’iceberg. Ci hanno colpito le minacce russe agli americani nel caso questi ultimi attaccassero le forze regolari siriane o i loro alleati. Quelle minacce prefigurano un altro tipo di accordi tra Mosca, Damasco e Teheran, accordi che riguardano il mutuo soccorso e non più semplici accordi di assistenza militare. Se così fosse le cose cambierebbero di parecchio perché un accordo di mutua assistenza prefigurerebbe un intervento russo a difesa di Siria e Iran in caso di qualsiasi attacco portato da chicchessia ai due alleati di Putin, il che comprende anche attacchi preventivi israeliani o di chiunque altro veda in Damasco e Teheran un pericolo per la propria esistenza (come nel caso di Israele) o dei propri interessi (come nel caso degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita ecc. ecc.). Oggettivamente non si hanno notizie certe e confermate di un tipo di accordo di questo tipo, ma tutto lascia pensare che questo accordo ci sia oppure ci sarà a breve. Di certo sappiamo solo che al momento la Russia vende sistemi d’arma avanzati a Teheran che poi li distribuisce ai suoi Hub, dalla Siria a Hezbollah. Sappiamo che esperti nucleari russi sono in Iran per fornire assistenza ai loro colleghi iraniani, ufficialmente per lo smaltimento e la trasformazione dell’uranio arricchito in eccesso in barre da impiegare per uso civile (come prevede l’accordo sul nucleare iraniano), ma nessuno sa esattamente cosa facciano e la recente notizia della sospensione dell’accordo tra Russia e Stati Uniti sullo smaltimento del plutonio non fa dormire sonni tranquilli a nessuno, soprattutto in Israele. Si teme che quel plutonio finisca in Iran e i timori non sono del tutto campati in aria. E se questo timore venisse in qualche modo confermato sarebbe molto difficile per chiunque agire contro un Iran protetto militarmente da Mosca.

La cooperazione tra Mosca e Teheran in Venezuela

I media sono così concentrati sul Medio Oriente e sulla tensione tra Mosca e Washington sulla Siria che non guardano a quello che avviene in altri contesti e come queste cose siano legate a una vera e propria strategia espansionistica da parte di Putin e degli Ayatollah. Ma le intelligence occidentali ci guardano eccome. La notizia che Putin intende aprire una base militare in Venezuela è passata quasi sotto traccia, come se fosse poco importante. In realtà – per ragioni diverse – sia il Mossad che la CIA seguono le vicende venezuelane da diverso tempo e soprattutto gli israeliani ci vedono un chiaro collegamento con le vicende in Medio Oriente. Dei rapporti tra Venezuela ed Hezbollah (e quindi con l’Iran) ne abbiamo trattato in un breve rapporto pubblicato all’inizio di settembre, quello di cui non abbiamo parlato sono gli interessi russi in Sud America, interessi legati anche a quelli iraniani. Da anni il Venezuela è diventato la punta avanzata del regime iraniano in Sud America, una spina nel fianco degli Stati Uniti. Nel 2010 il quotidiano tedesco Die Welt riportava (inascoltato) di un accordo tra Iran e Venezuela per il dislocamento di missili iraniani a lungo raggio in territorio venezuelano, un accordo che prevedeva anche la presenza di pasdaran iraniani a Caracas. Solo nel 2012 un rapporto confidenziale della CIA presentato al Congresso americano confermava la presenza di missili iraniani in Venezuela (qui trovate la cronologia dei fatti). All’inizio del 2016 il Mossad israeliano punta con più decisione le sue parabole sul Venezuela (più in configurazione anti-Hezbollah che altro) e pur non trovando conferme della presenza di armi o missili iraniani riscontra una forte attività dei pasdaran e di agenti russi. Il Venezuela sta attraversando una gravissima crisi economica e Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez, si vede in grave difficoltà anche solo a trovare chi lo protegga, protezione affidata alle milizie armate legate agli Hezbollah. E’ in quel trambusto che spuntano emissari russi che affiancano gli Hezbollah. Si teme che Maduro possa cadere e che il Venezuela si trasformi in una Siria sudamericana. Per Mosca e Teheran è troppo importante mantenere la presenza in Venezuela al fine di preservare sugli USA una minaccia costante e dalla collaborazione tra russi e iraniani nella difesa del regime di Maduro nasce quella che oggi appare come una vera e più articolata alleanza militare che preoccupa non poco Washington. L’annuncio dell’apertura di una base militare russa in Venezuela è stato, come detto, la ciliegina sulla torta che non fa dormire sonni tranquilli a nessuno (su questo però siamo costretti a tornarci in futuro perché è un discorso troppo complesso). Quello che ci preme evidenziare adesso è la forte collaborazione tra Iran e Russia, una collaborazione che va molto oltre il Medio Oriente e che non lascia presagire nulla di buono in quanto prefigura un piano espansionistico studiato e articolato e non solo collaborazioni saltuarie di tipo difensivo.

A cosa ci porta tutto questo? A ritenere che le mosse di Putin e degli Ayatollah iraniani in Medio Oriente e in Sud America facciano parte di un piano più vasto e complesso che va ben oltre alla semplice collaborazione. D’altro canto la storia ci insegna che sia i russi che gli iraniani sono maestri nell’organizzare piani a lunga scadenza che finiscono sempre per sorprendere gli avversari. Per questo motivo comprendiamo poco il fatto che tra gli estimatori di Putin ci siano anche molti filo-israeliani. Non capiamo come si possa stimare chi è il miglior alleato (non solo in Medio Oriente) di Teheran, cioè di chi ha come obiettivo primario la distruzione di Israele. Davvero non riusciamo a comprenderlo.

Analisi di Paola P. e Maurizia De Groot Vos

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