Il terrorismo islamico in Africa: gli errori di Obama

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Ieri è avvenuta l’ultima strage di innocenti attribuita a Boko Haram, il gruppo terrorista islamico nigeriano colpevole tra le altre cose del rapimento di oltre 200 ragazzine, 29 lavoratori agricoli uccisi a sangue freddo vicino al villaggio di Chukku Nguddoa, nel nord della Nigeria.

E’ solo l’ultimo di tanti episodi che stanno insanguinando l’Africa occidentale. Episodi simili avvengono quotidianamente senza che se ne parli in diversi paesi, dal Camerun al Niger, dalla Repubblica Centrafricana al Chad.

Di recente la comunità internazionale sembra essersi svegliata a seguito del rapimento di oltre 200 ragazze in Nigeria, rapimento che come sappiamo è stato rivendicato da Boko Haram. Ma ancora non sembra aver capito bene la gravità del problema della espansione del terrorismo islamico in Africa Occidentale, un problema che non riguarda solo la Nigeria.

A parte la Francia, che ha grossi interessi commerciali nella zona, il resto del mondo è rimasto impassibile a guardare mentre i terroristi islamici distruggevano i capolavori di Timbuctù, mentre perpetravano enormi stragi in Repubblica Centrafricana, mentre imponevano la sharia in Mali e ogni giorno tagliavano mani e piedi in pubbliche piazze. Un film dell’orrore a cui l’occidente ha semplicemente assistito senza curarsene. Certo, di dichiarazioni di sdegno si sono riempite intere pagine, ma per il resto non si è fatto nulla.

Ora, dietro al rapimento della ragazzine nigeriane, qualcosa si sta muovendo. Boko Haram, che Hillary Clinton si era rifiutata di inserire nella lista nera dei gruppi terroristici (per inciso, ancora non si sono nonostante tutto), è diventato un “punto di interesse”. Gli Stati Uniti hanno mandato qualche soldato per cercare di individuare il luogo dove sono tenute le ragazze, ma non si va oltre. Qualche drone non armato, un po’ di intelligence e tanta pubblicità per Obama.

In realtà il problema del terrorismo islamico in Africa è molto più complesso di Boko Haram che, per inciso, non è nemmeno il più sanguinario tra i vari gruppi che infestano l’Africa Occidentale. Non è una questione di nomi, la galassia dei gruppi e gruppuscoli islamici è sterminata, si tratta di individuare chi li coordina, chi li rifornisce di armi, chi pianifica le loro azioni.

Prima c’erano sostanzialmente due strutture americane interessate ai fatti che accadevano in Africa, la USARAF (United States Army Africa) con base in Italia, a Vicenza, e la AFRICOM (United States Africa Command) con sede a Stoccarda, in Germania. Non vi fate ingannare dalle sedi legislative, in realtà queste due strutture fino all’avvento di Obama operavano moltissimo sul terreno africano e riuscivano a incidere in maniera sostanziale nel contenere l’avanzata del terrorismo islamico. Ma Obama, a differenza di quanto aveva più volte promesso, ha progressivamente depotenziato queste due importantissime strutture. Ha tolto loro le risorse, licenziato importanti analisti perché non era d’accordo con le loro analisi allarmistiche sostituendoli con persone a lui “fedeli” che hanno distorto la realtà. Il risultato è stato un progressivo aumento del terrorismo islamico con interi paesi che sono passati sotto il controllo degli estremisti islamici. Se prima di Obama il problema era solo la Somalia, con Obama il problema si è esteso a tutta l’Africa Occidentale e alla regione del Shael.

Quando noi parliamo dei danni fatti dalla miope politica di Barack Obama in Medio Oriente e in Nord Africa ci dimentichiamo di quelli più gravi fatti in Africa, errori che sono costati migliaia di vite umane, un aumento considerevole del traffico di droga verso l’Europa (dal Sudamerica la cocaina arriva direttamente sulle coste africane e da li in Europa e tutto il traffico è gestito dai gruppi estremisti islamici), ci dimentichiamo che l’esplosione dei conflitti a matrice religiosa (almeno quattro nell’ultimo anno) sono il frutto del progressivo indebolimento dei legittimi governi. E mentre Obama e la sua ex Segretario di Stato, Hillary Clinton, andavano in Nigeria a imporre di trattare con Boko Haram invece di combatterli, i gruppi terroristici islamici del Shael se la ridevano e progressivamente prendevano potere. E oggi Obama crede di lavarsi la coscienza inviando un paio di droni e una decina di navy seals in Nigeria quando invece servirebbe un tempestivo e radicale “ravvedimento operoso”. Ma ormai forse è troppo tardi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Claudia Colombo

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