In 10.000 contro l’estremismo religioso in Israele

Erano oltre 10.000 le persone che ieri sera a Beit Shemesh hanno preso parte al raduno organizzato per protestare contro l’estremismo religioso in Israele. A guidare la protesta oltre a diverse attiviste per i Diritti delle donne anche la madre della piccola Na’ama, la bambina che con il suo pubblico rifiuto di andare a scuola perché oggetto di persecuzione da parte degli estremisti religiosi, ha scatenato la protesta e l’indignazione in tutto il Paese.  

Si temevano incidenti con gli ultraortodossi ma per fortuna tutto è filato liscio. A parlare alla folla è stata soprattutto la madre della piccola Na’ama, Hadassa Margolese, che nel ribadire che non intende assolutamente lasciare Beit Shemesh ha ringraziato il Presidente Shimon Peres per le parole di condanna dell’estremismo religioso pronunciate ieri.

Erano presenti anche la leader del partito Kadima, Tzipi Livni, e il presidente del Partito Laburista, Shelly Yachimovich, che però hanno sottolineato come “la battaglia contro l’estremismo religioso non è una battaglia di destra o di sinistra ma è una battaglia di civiltà dell’intero popolo ebraico”.

Ieri il Premier, Benjamin Netanyahu, ha esortato la polizia a far applicare con rigore la legge israeliana che prevede assoluta parità di Diritti tra i sessi e ha  intimato sempre alla polizia di arrestare tutti gli estremisti che si oppongono a questa legge o che provocano disordini. Nei giorni scorsi gli estremisti religiosi avevano attaccato in più occasioni gli agenti di polizia che si apprestavano a rimuovere le barriere che costringono le donne a camminare su marciapiedi separati da quelli degli uomini a Beit Shemesh.

Ancora una volta Israele ha dato un esempio di civiltà ai vicini arabi opponendosi con fermezza agli estremismi religiosi e dimostrando, se ce ne fosse bisogno, come agisce una democrazia compiuta.

Sarah F.

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