Incontri tra CIA e Mossad per porre rimedio ai danni di Trump

Funzionari americani della CIA hanno incontrato la loro controparte del Mossad nel tentativo di porre rimedio ai danni provocati dalla condivisione di notizie altamente riservate tra il Presidente Trump e il Ministro degli esteri russo Lavrov, notizie classificate che potrebbero aver messo in pericolo un agente del Mossad infiltrato ad alto livello in una struttura nemica. Lo riferiscono fonti dell’intelligence israeliana.

Gli incontri tra i funzionari della CIA e del Mossad servirebbero a capire anche cosa ha detto esattamente Trump a Lavrov e soprattutto a delineare le strategie di condivisione di notizie tra le due agenzie nel breve periodo, questo prima dell’arrivo di Trump in Israele in modo da togliere questo problema dall’agenda degli incontri.

Ieri un ex direttore del Mossad, Shabtai Shavit, in una intervista al Times of Israel ha detto che se fosse lui oggi a guidare il Mossad si guarderebbe bene dal condividere notizie altamente riservate con la CIA e ha definito Donald Trump «un elefante in un negozio di porcellana». Shavit fa notare che sebbene il Presidente Trump avesse la prerogativa di condividere quelle informazioni con i russi, esistono delle regole non scritte (e forse in parte anche scritte) che vietano tale condivisione. «Trump non può entrare in situazioni e questioni senza prima essere adeguatamente informato perché rischia di compromettere il lavoro di intelligence e di violare regole non scritte di condotta tra le due agenzie» ha detto Shabtai Shavit al Times of Israel.

Ancora più duro un altro ex direttore del Mossad, Danny Yatom, il quale in una intervista a Radio 103 FM ha detto che il Mossad deve punire Trump evitando di condividere notizie altamente riservate con al CIA in modo da fargli capire che non può fare quello che vuole e, soprattutto, che non può mettere a rischio le fonti del Mossad e i loro agenti operativi andando in giro a spifferare allegramente le informazioni ricevute dalla intelligence israeliana. Anche Yatom sostiene che è prerogativa del Presidente americano declassificare alcune notizie ma che questo viola i protocolli di condivisione tra CIA e Mossad e rischia di mettere in grave pericolo gli agenti operativi del Mossad.

Ieri mattina il quotidiano Yedioth Ahronoth ha pubblicato una intervista a un anonimo funzionario della intelligence israeliana il quale sostiene che il Mossad deve rivalutare se condividere o meno le informazioni altamente riservate con la CIA. «Gli Stati Uniti sono il più importante alleato di Israele e noi condividiamo tonnellate di notizie altamente riservate con loro» ha detto il funzionario a Yedioth Ahronoth «tuttavia fino a quando non saremo sicuri che ci possiamo fidare assolutamente degli americani non possiamo condividere con loro i nostri gioielli di famiglia» ha poi concluso.

Anche in queste ore gli incontri tra le due agenzie continuano febbrili nel tentativo di limitare i danni provocati dalle rivelazioni di Donald Trump.

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