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Inquietante evoluzione di Hamas in Cisgiordania

La determinazione di Hamas a costruire una rete di cellule terroristiche in Cisgiordania e in Israele non è certo una novità per lo Shin Bet, lo è invece (parzialmente) il sistema di reclutamento e strutturazione adottato negli ultimi mesi in particolare per quanto riguarda gli arabo-israeliani, cioè giovani ragazzi arabi con cittadinanza israeliana o quantomeno in possesso della carta blu.

Quello che emerge dalla scoperta dell’ultima cellula di Hamas avvenuta di recente, è sotto certi aspetti inquietante, non solo per gli obiettivi che i terroristi si erano dati ma soprattutto per la genesi che ha portato alla sua costituzione. I due leader della cellula di Hamas, Amar Rajabi e Ziad Abu Hadoan, erano infatti residenti a Gerusalemme Est ed in possesso della carta blu. La cellula operava a tutti gli effetti a nome e per conto di Hamas e riceveva gli ordini direttamente dalla Striscia di Gaza. La cellula terroristica era connessa ad altre cellule che operano in Cisgiordania e in Israele attraverso il capo di un’altra cellula terroristica, Ahmed Gamal Moussa Azzam, 24 anni di Qalqilya, il quale sarebbe stato addestrato direttamente a Gaza. Le indagini dello Shin Bet hanno portato all’arresto di altri 25 giovani palestinesi, tutti studenti dell’Università di Abu Dis (Università Al Quds) direttamente collegati a Ahmed Gamal Moussa Azzam e ad Amar Rajabi. I giovani palestinesi studenti universitari avevano a loro volta avevano creato altre cellule formate da tre, massimo quattro persone e tutte direttamente collegate con i vertici di Hamas a Gaza i quali provvedevano al loro finanziamento e a indicare loro come reperire armi e denaro. Insomma, una vera e propria struttura terroristica formata da cellule tutte in contatto tra di loro ma fondamentalmente indipendenti le quali, nei piani di Hamas, dovevano essere a tenuta stagna così che se una cellula fosse stata scoperta le altre avrebbero potuto continuare a operare.

A inquietare lo Shin Bet sono fondamentalmente tre punti:

  1. l’alta presenza di studenti universitari nelle cellule terroristiche, tutti dell’Università di Abu Dis tra i quali molti con cittadinanza israeliana
  2. la strutturazione delle cellule che denota un sistema tipico di Al Qaeda, studiato a tavolino e non improvvisato
  3. gli obiettivi che le cellule si erano date, non semplici attacchi improvvisati ma azioni pianificate volte ad atti di terrorismo con esplosivi e armi da fuoco ma, soprattutto, indirizzati al rapimento di israeliani da usare come merce di scambio.

Qui non ci troviamo più di fronte a un tipo di terrorismo improvvisato e casuale che i giornalai occidentali chiamano “intifada dei coltelli”, ma siamo di fronte a un terrorismo pianificato e organizzato professionalmente in cellule terroristiche, con obiettivi ben precisi che necessitano di una organizzazione a monte, di armi e finanziamenti. Ma soprattutto ci troviamo di fronte a un tipo di terrorismo che attinge pesantemente non dalla bassa manovalanza in West Bank ma dalla più importante università palestinese dove studiano anche molti arabi con cittadinanza israeliana.

Questo nuovo corso terroristico, non del tutto nuovo per quanto riguarda Al Fatah, risulta essere particolarmente preoccupante se si considera che Hamas è andato a sostituirsi proprio ad Al Fatah in quello che era un suo bastione, l’Università di Abu Dis (Università Al Quds). Quei giovani studenti arabi che fino a poco tempo fa erano legati ad Al Fatah ora sembrano indirizzarsi verso una ulteriore estremizzazione affigliandosi ad Hamas. Non è davvero un buon segno.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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  • Elisabetta Gen 10, 2016, 16:04

    Questi sono problemi difficili da affrontare per una democrazia come Israele. In Egitto o in Tunisia si regolerebbero senza problemi (la Tunisia ha chiuso dopo gli attentati circa 80 moschee cosa che in un paese occidentale sarebbe assai complicato). Sempre di più bisognerà confrontarsi con la seguente questione: una democrazia deve continuare ad agire come tale anche con coloro che hanno come scopo dichiarato e palese la sua distruzione? Ad esempio è pensabile togliere la cittadinanza a chi si sta prodigando per distruggerne l’idea stessa? (per me si). Sappiamo tutti che se Israele userà metodi severi si alzeranno i soliti lai da ogni parte. Ma il problema prima o poi lo si dovrà affrontare anche in Europa.