E intanto in Iran si costruisce la bomba atomica

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Se la ridono gli Ayatollah. Mentre il mondo si accapiglia sulla Siria in Iran il programma nucleare procede a ritmo serrato. L’ultimo rapporto della AIEA parla di 1.008 centrifughe IR-2M (un nuovo modello che sostituisce l’IR-1) installate (ma non ancora operative) nel solo impianto di Natanz mentre in altri impianti li ispettori non sono ancora riusciti a entrare.

Secondo l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) in Iran ci sono attualmente 186 Kg di uranio arricchito al 20% e oltre. Per fare una bomba servono 250 Kg di uranio arricchito al 90%, quindi secondo gli ottimisti ancora ci sarebbe tempo. Peccato che nessuno sappia quanto uranio arricchito e a che percentuale ci sia nella centrale di Fordow e in quella di Parchin ma soprattutto in quella ancora inesplorata vicino alla città santa di Qom. Non solo, secondo alcuni rapporti di intelligence in Iran starebbero costruendo ordigni al plutonio, più facili da costruire e meno controllabili rispetto a quelli all’uranio. In tal senso non è da sottovalutare l’ormai certa collaborazione con la Corea del Nord e con uno dei padri della atomica pakistana, Abdul Qadeer Khan.

Nonostante questo quadro tutt’altro che roseo (quando le centrifughe IR-2M saranno a regime potranno produrre velocemente Kg  su Kg di uranio arricchito al 90%), gli ottimisti continuano a credere alla possibilità di un accordo con l’Iran. Ieri la solita Catherine Ashton ha fatto sapere che la decisione presa dal Presidente iraniano, Hassan Rohani, di rimuovere il vecchio e intransigente negoziatore capo sul programma nucleare iraniano, Saeed Jalili, sarebbe un importante segno di apertura. In realtà non cambia proprio niente in quanto tutte le decisioni vengono prese dal Grande Ayatollah Ali Khamenei e ben poco possono influire sia il Presidente che i negoziatori.  E’ solo l’ennesima mossa per prendere tempo e per guadagnare mesi con l’obbiettivo di arrivare al fatidico punto di non ritorno. E di mesi ne guadagneranno dato che, per stessa ammissione della Ashton, nuovi colloqui tra Iran e il gruppo dei 5+1 non potranno essere fissati fino a quando Rohani non avrà nominato il nuovo negoziatore capo, fatto questo che non avverrà prima della fine di settembre o gli inizi di ottobre. Poi bisognerà fissare una data che, presumibilmente, non sarà prima di dicembre. A quel punto ricomincerà la solita tattica del perenne rinvio alla prossima tornata di colloqui. Insomma, tutto cambia per non cambiare nulla.

Cosa farà Israele in questa situazione? E’ chiaro che a Gerusalemme non hanno mai accantonato l’idea di bombardare le centrali nucleari iraniane, specie quelle che hanno installato le nuove centrifughe IR-2M, ma Israele si è ritrovato suo malgrado impantanato nel conflitto siriano e con la minaccia di un attacco americano alla Siria e relativa ritorsione contro lo Stato ebraico, la priorità sembra essere diventata la difesa più immediata del territorio israeliano e della popolazione. Tuttavia sarebbe un grave errore sottovalutare la volontà israeliana di eliminare quella che considera una minaccia esistenziale. Vedremo gli sviluppi.

Quello che sembra certo per il momento è che in Iran stanno approfittando alla grande della crisi in Siria per accelerare sul programma nucleare dando oltretutto per scontato che con un conflitto ai suoi confini Israele non attaccherà mai le centrali atomiche iraniane, non potendo poi contare nemmeno sull’ombrello americano. Una situazione davvero complessa per lo Stato Ebraico che si rende conto che la minaccia esistenziale rappresentata dal programma nucleare iraniano sta diventando velocemente una drammatica realtà.

Miriam Bolaffi

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