Intelligence israeliana: transizione Obama/Trump molto pericolosa per Israele

Il periodo di transizione tra l’amministrazione Obama e quella Trump sarà un momento molto pericoloso per Israele, un pericolo che aumenta mano a mano che il Presidente eletto rende nota la sua squadra di governo, non propriamente in linea con quella di Obama soprattutto per quanto riguarda l’Iran.

Iran: non più parte della soluzione ma parte del problema

Mentre Obama considerava l’Iran come una parte della soluzione per i tanti problemi del Medio Oriente, l’amministrazione Trump dovrebbe considerare l’Iran una parte importante del problema e muoversi di conseguenza. Secondo il Generale in pensione ed ex consigliere per la sicurezza di Netanyahu, Yaakov Amidror, il Premier israeliano dovrebbe ragionare su questo con Donald Trump, senza tuttavia spingersi a chiedere lo smantellamento totale dell’accordo sul nucleare iraniano, per quanto piuttosto improbabile da realizzare. Parlando con Boomberg l’ex Generale israeliano pone invece l’accento sulla necessità di isolare l’Iran, nonché i suoi proxy regionali, anche attraverso pressioni ponderate sulla Russia affinché diminuisca il suo sostegno agli Ayatollah. Chiaramente questo presuppone relazioni migliori con Putin abbandonando totalmente la linea “ostile” di Obama nei confronti della Russia. «Netanyahu dovrà lavorare mano a mano con Trump per stringere il cappio intorno all’Iran senza tuttavia smantellare l’accordo sul nucleare iraniano che aprirebbe il vaso di Pandora dello scontro con le potenze mondiali e darebbe mano libera all’Iran che sarebbe svincolato dagli impegni attuali» ha detto Yaakov Amidror a Bloomberg. Ma per farlo Trump deve per forza migliorare i suoi rapporti con Putin rispetto a quelli attualmente in corso con l’amministrazione Obama che ancora ieri ha invitato gli europei a non togliere le sanzioni alla Russia.

Mossad: periodo di transizione molto pericoloso per Israele

La linea politica verso l’Iran che si appresta a varare l’amministrazione Trump, che a prescindere da quello che farà con l’accordo sul nucleare iraniano sarà certamente più dura rispetto a quella di Obama, potrebbe spingere Teheran a stringere i tempi del suo posizionamento nella regione e soprattutto potrebbe spronare i servivi segreti iraniani a implementare un piano volto a destabilizzare Israele senza escludere attentati contro obiettivi israeliani. Lo dice a RR in modo informale una fonte anonima della intelligence israeliana che cita anche l’esistenza di un rapporto costantemente aggiornato sui movimenti delle truppe iraniane e di Hezbollah in Siria. Ma a preoccupare maggiormente l’intelligence israeliana non sono tanto i movimenti delle truppe iraniane in Siria, comunque non impossibili da monitorare, quanto piuttosto lo sforzo iraniano di infiltrare i movimenti terroristici palestinesi. Sia il Mossad che lo Shin Bet temono che con l’approssimarsi del cambio di amministrazione negli Stati Uniti il terrorismo palestinese aumenterà le sue azioni al fine di spingere Israele a una reazione che immancabilmente porterà alle solite condanne internazionali isolando così lo Stato Ebraico. E sarebbero proprio i servizi segreti iraniani a dirigere questa escalation dandogli una organizzazione ben precisa a differenza di quanto successo anche nel recente passato. Insomma, il timore è quello di una intifada ben organizzata dai servizi segreti iraniani. E anche se il fronte nord rimane quello più caldo, l’intelligence israeliana teme azioni anche dal fronte sud (Gaza) e da quello che riguarda Giudea e Samaria. L’obiettivo vero sarebbe proprio quello di portare Israele ad azioni di risposta così dure da spingere soprattutto la Russia a prendere fermamente posizione contro Israele prima che Putin e Trump possano in qualche modo accordarsi su qualsiasi cosa.

Sia ben chiaro, siamo nel territorio delle ipotesi e soprattutto in quello della prevenzione, ma conoscendo le abilità dei servizi segreti iraniani e della diplomazia di Teheran, non è difficile supporre che l’Iran cercherà in tutti i modi di approfittare degli ultimi mesi della presidenza Obama per muovere le sue pedine sul difficile campo mediorientale. E’ qualcosa di più di una sensazione legata comunque ad analisi sul campo, è una percezione di pericolo reale che ha fatto alzare le antenne dei servizi di intelligence israeliani ai massimi livelli.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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