Iran: cinque domande da fare e da farsi sul nucleare iraniano

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Questa mattina su Ynet c’è un articolo che riferisce del probabile accordo offerto dall’Iran al gruppo dei 5+1 in cambio dell’annullamento delle sanzioni internazionali. Il rapporto svelerebbe un piano in due fasi di sei mesi che porterebbe alla interruzione dell’arricchimento dell’uranio al 20%, al totale accesso ai reattori nucleari iraniani, compreso quello di Fordo e all’impianto di acqua pesante di Arak. L’accordo prevederebbe anche la conversione dell’uranio arricchito fino ad oggi in barre di combustibile da usare nel reattore di Teheran adibito alla ricerca.

Tutto bene quindi? Nemmeno per idea. La proposta iraniana non va d’accordo con le azioni iraniane che invece sembrano tutte volte a cercare con tutte le forze un armamento nucleare. Per questo i burocrati del 5+1 dovrebbero porsi e porre agli iraniani alcune domande prima di togliere qualsiasi sanzione e di gridare vittoria.

1 – Perché in Iran dicono di voler interrompere l’arricchimento dell’uranio, probabilmente giustificandolo con la dismissione di vecchie centrifughe di matrice pakistana, ma nel contempo hanno dato il via alla costruzione e all’istallazione massiccia delle nuove centrifughe IR-2M?

2 – Perché per interrompere l’arricchimento dell’uranio chiedono sei mesi? Con le nuove centrifughe in sei mesi potrebbero produrre quintali di urano arricchito. Ed è per questo che la seconda fase, quella dell’accesso incondizionato ai siti nucleari in Iran da parte degli ispettori della AIEA, viene dopo altri sei mesi?

3 – Che senso ha un reattore ad acqua pesante se non si vuole produrre plutonio? Che garanzie ci sono che l’uranio arricchito esausto non venga convertito in plutonio? Un reattore ad acqua pesante dovrebbe servire proprio a questo.

4 – Perché decine di tecnici nucleari iraniani sono attualmente in Corea del Nord e lavorano a un progetto diretto da Abdul Qadeer Khan, il padre dell’atomica pakistana? Non viene in mente a nessuno che la fase finale del progetto nucleare iraniano, quello più delicato della miniaturizzazione e del detonatore, venga implementato in Corea del Nord lontano da occhi indiscreti invece che in Iran?

5 – Perché per dimostrare buona fede gli iraniani non danno immediatamente l’accesso agli impianti di Fordo agli ispettori della AIEA? Non sarà perché stanno spostando il tutto in un altro centro segreto? D’altra parte sarebbe la stessa tecnica che Hassan Rohani ha usato anni fa.

Francamente abbiamo l’impressione che le proposte iraniane, che i burocrati del 5+1 giudicano “interessanti”, servano solo a non avere interferenze nella fase finale della costruzione di armi atomiche piuttosto che a una reale dimostrazione che in Iran abbiano realmente abbandonato l’idea di dotarsi di tali armi.

Tutto questo poi fa il paio con il comportamento iraniano nel contesto internazionale, non certo un comportamento che si possa definire “pacifico” visto l’appoggio dato al regime siriano e ai peggiori gruppi terroristici, da Hezbollah ad Hamas passando per la Jihad Islamica. Insomma, quanto ci si può fidare di chi sostiene apertamente un regime sanguinario, gruppi terroristici che hanno come obbiettivo la distruzione di un intero Paese, Israele, che lui stesso giudica  “un corpo estraneo da estirpare”?

Noemi Cabitza

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