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In Iran si sta assistendo a un feroce giro di vite sulle regole islamiche, qualcosa di molto simile a quello che avviene nei territori dello Stato Islamico o in Arabia Saudita. L’ultimo episodio noto è avvenuto giovedì scorso quando 132 persone tra uomini e donne sono stati arrestati perché accusati di violare le regole islamiche in quanto ubriachi, ascoltavano musica o addirittura con l’accusa di essere bisessuali.

Secondo l’agenzia di stampa iraniana Mizan Online 70 persone sono state arrestate dalla polizia perché sorprese a festeggiare in un ristorante di Farahzad e durante i festeggiamenti alcuni di loro avrebbero bevuto bevande alcoliche. Secondo quanto riporta l’agenzia gli arrestati sono 40 uomini e 30 donne, tra questi 26 uomini e sei donne sarebbero risultati positivi ai test sull’alcool. Sei degli arrestati sono accusati di essere bisessuali e rischiano condanne durissime che possono arrivare fino alla pena di morte. Altri arresti sono avvenuti a Bandar Abbas per lo più per ragioni inerenti all’ascolto di musica vietata (rock).

Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore la notizia secondo la quale 30 studenti sorpresi a festeggiare una laurea erano stati condannati a 99 frustate mentre solo pochi giorni prima alcune modelle iraniane erano state arrestate per aver diffuso fotografie online che non rispettavano le regole islamiche.

L’opposizione iraniana all’estero denuncia un feroce giro di vite del regime sulle regole islamiche rivolto in maggioranza ai giovani riformisti nelle grandi città che gli Ayatollah giudicano un pericolo per il regime. «La leggenda tutta occidentale di un Iran moderato sotto la guida di Hassan Rouhani si sta sgretolando sotto i colpi del regime degli Ayatollah» ci ha detto Kaveh N. un giovane attivista iraniano residente in Italia. «Criticano lo Stato Islamico ma loro sono peggio e stanno ingannando tutto il mondo anche grazie alla complice compiacenza di politici occidentali che fanno finta di non vedere quello che sta accadendo in Iran e vanno a Teheran a prostrarsi di fronte agli Ayatollah per pochi denari» rincara la dose Kaveh. Secondo l’opposizione iraniana centinaia di giovani sarebbero stati arrestati negli ultimi due mesi mentre il numero delle esecuzione sarebbe salito a livelli impressionanti, ben oltre i dati ufficiali che per il 2015 parlano di 969 esecuzioni. «Dall’inizio dell’anno non sappiamo più nulla di almeno 350 attivisti e oppositori al regime e temiamo fortemente per la loro sorte» ci dice ancora Kaveh «ogni settimana ci sono dalle 7 alle 12 impiccagioni pubbliche e in occidente si continua a parlare di “Iran moderato”. E’ una vergogna» Secondo gli oppositori sarebbero proprio le cosiddette regole islamiche a permettere al regime di zittire l’opposizione dei riformisti con l’uso sistematico degli arresti per violazione delle regole islamiche, regole soggette a fortissime interpretazioni a discrezione della polizia religiosa agli ordini diretti degli Ayatollah.

Sotto la guida del “moderato” Rouhani le esecuzioni sono cresciute del 30% mentre per gli arresti è impossibile avere un dato preciso anche perché spesso degli arrestati se ne perde completamente traccia, probabilmente perché giustiziati.

«Si fa tanto parlare delle indicibili violenze dello Stato Islamico e che occorre combattere queste violenze, poi i politici occidentali volano a Teheran e chiudono gli occhi su un regime che non ha nulla da invidiare a quello di al-Baghdadi» conclude un arrabbiatissimo Kaveh.

Scritto da Shihab B.

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Iran come lo Stato Islamico: feroce giro di vite sulle regole islamiche

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