Iran: due mesi per avere la bomba. Smascherate le bugie di Rohani

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Il nuovo rapporto del Institute for Science and International Security (ISIS) sul programma nucleare iraniano parla chiaro e non lascia adito a dubbi: in Iran potrebbero essere pronti a costruire la loro prima bomba entro due mesi.

Secondo l’ISIS in Iran si sta seguendo alla lettera il programma scritto da Abdul Qadeer Khan per il Pakistan, un programma in quattro fasi che prevede l’arricchimento dell’uranio al 3,5% nella prima fase, al 20% nella seconda fase, al 60% nella terza e infine, nella quarta fase, portare l’arricchimento dell’uranio a livello WGU (weapon-grade uranium) . Secondo l’ISIS in Iran hanno bisogno di 25 Kg di uranio arricchito a livello WGU per costruire la bomba e le le scorte di uranio arricchito al 20% già presenti in Iran sarebbero sufficienti e permetterebbero agli iraniani di ottenere il tutto in meno di due mesi.

Al rapporto dell’ISIS si aggiungono notizie poco rassicuranti provenienti dagli ispettori della AIEA i quali affermano che, secondo le ultime ispezioni, in Iran non si è affatto rallentato l’arricchimento dell’uranio anzi, gli iraniani stanno continuando a ritmo serrato con l’installazione delle nuove centrifughe IR-2M che permettono l’arricchimento dell’uranio ad altissimo livello a una velocità tripla (ma c’è chi sostiene addirittura di più) delle vecchie IR-1M. L’AIEA quindi smentisce clamorosamente le affermazioni di Hassan Rohani secondo cui in Iran si sarebbe sensibilmente rallentato l’arricchimento dell’uranio in segno di buona fede in occasione della ripresa dei colloqui sul nucleare iraniano con il gruppo dei 5+1.

In seguito a quanto affermato dall’ISIS e dagli ispettori della AIEA c’è quindi da chiedersi da dove provenga tutto l’ottimismo espresso dalla Ashton e dagli altri membri del 5+1 se non da una forma di pura malafede che fa da sponda alle menzogne di Hassan Rohani. L’impressione è che si voglia a tutti i costi impedire un intervento israeliano contro le centrali nucleari iraniane o quantomeno far ricadere tutta la responsabilità di un eventuale aumento della tensione su Israele e non, come invece si dovrebbe, sull’Iran e sulla incapacità della comunità internazionale di impedire agli Ayatollah di avere armi atomiche.

Noemi Cabitza

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